Ultimo aggiornamento 22.06.2018 - 13:28

La necessità di identificare l’universo delle città medie in Italia nasce dalla consapevolezza sia dell’esistenza di un ruolo funzionale e strategico rivestito da tali aree nell’ambito delle politiche di sviluppo nazionali ed europee, sia dell’assenza di una definizione che le individui univocamente nel nostro Paese. Assegnare quindi ad un gruppo di comuni rispondenti a determinate caratteristiche l’attributo di “città medie” facilita e supporta il loro coinvolgimento nelle agende urbane a livello italiano ed internazionale, pur sapendo che si tratta di una interpretazione metodologica in via di affinamento.

A tal fine è stata condotta un’analisi che considerasse le caratteristiche demografiche ed economico-produttivedei comuni italiani, nonché i “ruoli” funzionali ed amministrativi da questi rivestiti. Innanzitutto il nostro Paese si caratterizza per una forte prevalenza di piccoli comuni: ben il 70,4% delle amministrazioni comuni italiane conta meno di 5.000 abitanti ; la percentuale sale a quota 85,1% e 93,7% se si considerano i comuni fino a 10.000 e fino a 20.000 residenti rispettivamente. I comuni in cui vivono più di 100.000 cittadini sono appena 46, tra i quali 14 definiti per legge “città metropolitane”.

Da un punto di vista produttivo il 58,7% dei comuni italiani risulta specializzato nel settore primario, il 31,4% nel secondario ed infine il 9,9% nel terziario. Le proporzioni si modificano profondamente al variare della popolosità dei comuni: l’incidenza di amministrazioni comunali specializzate nel settore dell’agricoltura supera il 70% nei piccolissimi comuni fino a 2.000 residenti e decresce all’aumentare della popolosità degli enti. Viceversa, la specializzazione nel settore dei servizi è un carattere che si diffonde nelle classi di ampiezza demografica più elevate: raggiunge il 42,7% tra gli enti con popolazione compresa tra 20mila e 60mila residenti, il 66,3% nella classe “60.000 - 249.999 abitanti”, ed il 100% tra i 12 comuni italiani che oltrepassano la soglia dei 250.000 cittadini.

Per quanto riguarda la rilevanza funzionale dei comuni essa può invece trasparire sia dai ruoli amministrativi assunti (ad esempio se il comune è capoluogo di provincia e/o di regione) sia da un carattere di centralità nell’ambito dell’offerta dei servizi essenziali nelle aree circostanti .

Considerando gli aspetti appena evidenziati che permettono un inquadramento delle caratteristiche peculiari dei comuni italiani, è stato individuato l’universo delle città medie in due step, combinando i seguenti criteri: la presenza di una taglia demografica minima, di un centro amministrativo rilevante e riconosciuto, nonché di un polo di offerta di servizi basilari ed essenziali.

Nella prima fase sono stati selezionati i comuni con una popolazione superiore ai 45.000 abitanti, che non fossero città metropolitane, ma che risultassero “poli urbani”, nonché specializzati nel settore economico secondario o terziario, per un totale di 94 amministrazioni. In questo primo stadio la dimensione abitativa minima è stata desunta da un’analisi incrociata delle variabili considerate a livello comunale: scandagliando i dati per classi di ampiezza demografica con un “passo” prima di 5.000 e poi di 10.000 abitanti è emerso che la prima fascia dalla quale oltre la metà dei comuni risultassero “poli” e quindi centri di offerta di servizi essenziali è quella che comprendeva i comuni in cui vivono tra 45mila e 55mila residenti. Tale classe inoltre è la prima ad essere composta per almeno un quarto (il 27,3%) da capoluoghi di provincia. Nella seconda fase sono stati aggiunti tutti i capoluoghi di provincia con più di 45.000 cittadini non inclusi nella prima fase, sempre al netto delle città metropolitane, nonché il Comune di Aosta, unico capoluogo di regione non rientrante nelle precedenti definizioni, per un totale di 105 città medie.

Le città medie - Definizione