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Bilanci «impossibili» nelle Città-Sole 24ore

  • 26 Lug, 2016
Pubblicato in: Contabilità e Bilancio
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È l'ultima settimana utile per l'approvazione entro la scadenza del 31 luglio dei preventivi 2016 nelle città metropolitanee nelle province, ma in molti degli enti di area vasta i numeri continuanoa non quadrare nonostante i correttivi inseriti nella legge di conversione del decreto enti locali ora attesa al via libera definitivo del Senato.

A Firenze i tecnici lavorano sui conti dopo un'altra giornata di mobilitazione dei sindacati sui rischi per il personale precario e non solo, ma problemi simili si incontrano a Torino e Milano, a Roma, a Napoli e a Bari. I problemi strutturali dei bilanci negli enti di area vasta si accom­ pagnano infatti a una serie di incognite per il personale; dove è stato sforato il Patto di stabilità 2015, cioè in8 città metropolitane su 10, viene meno la possibilità di confermare le risorse variabili nei fondi del salario accessorio,e quindi di garantire gli stessi livelli retributivi dell'anno prima. Non è un caso, quindi, che finora le uniche città metropolitane ad approvare i preventivi siano state Bologna e Reggio Calabria, dove il patto è stato rispettato anche l'anno scorso, e Genova e Venezia, dove la febbre dei conti è relativamente più bassa rispetto alle situazioni più critiche. Questo accade nonostante il fatto che le città metropolitane, dopo un braccio di ferro fra sindaci e governo, si siano visti at­ tribuire i 250 milioni di compensazioni che di fatto annullano i tagli ulteriori previsti nel 2016; nelle province, dove la compensazione è solo parziale, la situazione è ancora più critica. Il decreto enti locali ha poi bloccato del tutto le sanzioni finanziarie a carico degli enti di area vasta che hanno sforato il Patto di stabilità, ma non è intervenuto sulle altre penalità. Fra queste c'è anche il divieto di impegnare spese correnti per un valore superiore alla media dell'ultimo triennio. Proprio quest'ultimo vincolo rischia però in molti casi di produrre un effetto paradossale che rende impossibile approvare bilanci preventivi in regola con la legge. I tagli a catena affrontati dal comparto, infatti, non si sono limitati ad azzerare i vecchi trasferimenti, ma si sono trasformati in uno spostamento obbligato di risorse locali (in primis quelle fiscali come l'imposta provinciale di trascrizione e l'addizionale sull'Rc auto) verso lo Stato. Queste somme sono una spesa nei conti locali, che in molti casi è ormai sufficiente a far sforare il tetto alle uscite. L'Anci, che aveva segnalato il problema nel corso dei confronti con il governo sulla difficile situazione del comparto, è tornata a chiedere a Ragioneria e Palazzo Chigi un incontro tecnico urgente per provarea risolverlo in via interpretativa. Se questo è il quadro, dunque, in molte amministrazioni non è sufficiente nemmeno la misura emergenziale approvata nel decreto enti locali, che ha permesso a regioni, province e città metropolitane di "ignorare" l'obbligo di pareggio di bilancio a preventivo, rimandando l'appuntamento al consuntivo. Ma che cosa succede agli enti che non riescono ad approvare in tempo i preventivi? A differenza dei comuni, le regole scritte nella riforma Delrio non prevedono l'eventualità del commissariamento per i sindaci metropolitani e i presidenti di provincia figli dell'elezione di secondo livello: i vertici, insomma, resteranno in carica, e ad affrontare i nodi di una coperta troppo corta.

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