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Imu-Cig, favorire la crescita - Il Sole24 Ore del 4 giugno 2013

  • 04 Giu, 2013
Pubblicato in: Entrate e Riscossione
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Un «approccio più attento ai profili della crescita economica, di cui beneficerebbero sia i lavoratori che le imprese». È il messaggio che Marcella Panucci ha rivolto ai deputati delle Commissioni Finanza e Lavoro della Camera durante l'audizione di ieri pomeriggio sul decreto Imu-Cig.

«Se vogliamo incoraggiare e sostenere le imprese che investono a fare un salto di qualità, sia in termini di crescita dimensionale che di maggiore innovazione dei processi e dei prodotti, dobbiamo puntare su un riequilibrio della tassazione complessiva che grava sulle stesse», sono le parole pronunciate dal direttore generale di Confindustria. Che ha ribadito la posizione presa subito dopo il varo del decreto: «Non si possono più sacrificare le risorse stanziate per favorire l'occupabilità e la produttività, pur nel rispetto della coesione sociale e delle esigenze che sottendono agli ammortizzatori sociali».

E ha sollecitato che l'iter di conversione in legge del decreto sia l'occasione per un «rafforzamento dell'impegno assunto dal governo per un ripensamento complessivo della tassazione sugli immobili». I tempi previsti per la riforma sono stretti, ha aggiunto, e quindi «difficilmente sarà possibile un ripensamento complessivo della fiscalità del patrimonio immobiliare. Ciò non toglie che questa riforma possa essere avviata e che entro agosto possano essere attuati quantomeno alcuni obiettivi prioritari».
Per quanto riguarda la Cassa integrazione in deroga, ha sollecitato che il decreto sia finalizzato «da un lato a disporre la restituzione in tempi brevi e certi delle risorse sottratte alle imprese e lavoratori, dall'altro a porre le basi per una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che renda chiari, omogenei e trasparenti i criteri di accesso ed equi i meccanismi di finanziamento». Quindi occorre fissare i presupposti per i parametri e per l'accesso alla cassa. E poi trovare un sistema equo per ripartire le risorse tra i diversi settori.
Tornando all'Imu, per Confindustria, come ha detto il direttore generale, è «cruciale comprendere che gli immobili strumentali all'attività di impresa non devono essere trattati come patrimoni da tassare. Sono fattori impiegati nella produzione, alla stregua di altri tipi di capitale fisico utilizzati dall'impresa nel processo produttivo, si tratta di ricchezza dinamica, necessaria a produrre lavoro e soggetta al rischio d'impresa». La tassazione, inoltre, penalizza la capacità di patrimonializzazione delle aziende. Il governo, quindi, dovrebbe fissare al più presto alcuni obiettivi, entro agosto: deducibilità dell'Imu ai fini delle imposte sui redditi e dall'Irap; eliminazione di alcune distorsioni, a partire all'applicazione dell'Imu sugli immobili invenduti delle imprese edili; una revisione delle norme sull'applicazione dell'Imu sui capannoni che non sono utilizzati dalle imprese, alla luce della riduzione di attività imposta dalla crisi. «Occorre sgravare i fattori produttivi da un peso impositivo soffocante, finora ci si è mossi nella direzione opposta», ha detto la Panucci.
Ieri sono stati sentiti anche l'Anci, i Comuni italiani, e l'Ance, l'associazione costruttori edili. «La fiscalità immobiliare non può essere utilizzata come finora è stato fatto come strumento di risanamento dei conti pubblici», è la posizione espressa dai costruttori. Per la riforma l'Ance propone che il gettito debba restare ai Comuni, il regime fiscale non debba incidere sui costi di produzione né disincentivare gli investimenti, va abolita la disciplina della responsabilità solidale fiscale. Inoltre sì a un'imposta unica su tutti gli immobili, sostitutiva di tutti gli altri tributi, ma l'Ance fa notare che sarebbe di più difficile manovrabilità e che comunque deve essere una tassa di scopo. Bisogna anche escludere dall'Imu gli immobili «merce», cioè aree e fabbricati destinati alla vendita, «la cui tassazione presenta anche profili di incostituzionalità».
Per quanto riguarda l'Anci, la richiesta è che l'imposizione fiscale sugli immobili venga assegnata tutta ai Comuni, inoltre ha ribadito la necessità di evitare che la sospensione della rata Imu, e la futura revisione, comporti un onere per gli enti locali. Inoltre l'Associazione dei Comuni italiani ha anche ribadito l'esigenza di chiudere immediatamente la vicenda sul gettito Imu 2012 «portando a soluzione le partite finanziarie aperte con le necessarie compensazioni». L'Anci ha denunciato anche le perdite e quelli che si configurano come tagli occulti, che «hanno azzerato ogni beneficio derivante dall'incremento del gettito immobiliare», di conseguenza le manovre di aumento dell'Imu, attivate da molti Comuni nel 2012, sono state per la quasi totalità destinate a compensare le riduzioni di risorse.

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