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La Tasi è ancora un'incognita in sei Comuni su dieci-Sole 24ore

  • 04 Ago, 2014
Pubblicato in: Entrate e Riscossione
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A rilento, anche troppo, e tra mille ripensamenti e revisioni che non fanno prevedere nulla di buono per settembre

a meno di un colpo di reni finale, da mettere in atto però in un periodo non proprio favorevole per l'attività amministrativa com'è la fine di agosto, anche la seconda scadenza della Tasi arriverà nel caos, con tantissimi Comuni in ritardo che saranno costretti a chiedere ai propri cittadini il tributo ad aliquota standard, senza detrazioni per l'abitazione principale.
L'impressione si ricava dal censimento ufficiale delle delibere approvate dai sindaci, che dopo il rush di fine maggio ha rallentato notevolmente la propria corsa. Oggi il dipartimento Finanze ne conta 2.905 cioè solo 727 in più di quelle approvate in tempo per far pagare l'acconto del 16 giugno, e mancano quindi all'appello circa 5mila Comuni: cioè il 60% del totale. Nelle tabelle, certo, non compaiono ancora delibere che però sono state già decise, come quelle di Milano e Roma, e un certo affollamento in prossimità della scadenza è fisiologico: ma sono tanti gli elementi che fanno pensare a un nuovo appuntamento "complicato" per il tributo sui servizi indivisibili. Dove le delibere non arriveranno in tempo, si pagherà con l'aliquota standard dell'1 per mille: un'ottima notizia per le case di valore più alto, che pagheranno poco, ma pessima per le abitazioni più piccole, che non hanno mai pagato l'Imu ma verseranno la Tasi perché gli standard non prevedono detrazioni
La data chiave, dopo la macchinosa proroga decisa con il decreto sul «bonus Irpef», è mercoledì 10 settembre: entro quel giorno, i Comuni dovranno inviare le loro decisioni tributarie al dipartimento Finanze, che dovrà pubblicare entro il 18 settembre se supereranno un rapido "esame" di legittimità. Per arrivare al traguardo dell'approvazione in Consiglio il 10 settembre, prima di tutto, bisogna varare le decisioni fiscali almeno 20 giorni prima, per dare ai consiglieri i termini ordinari per l'analisi delle decisioni da votare. A meno di ipotizzare migliaia di riunioni di Giunta ferragostane, quindi, è necessario che le decisioni degli assessori sulla struttura del Fisco immobiliare 2014 siano state prese in queste settimane, ma in molti casi non è successo.
A complicare il quadro sono arrivate anche le istruzioni diffuse la scorsa settimana dal dipartimento Finanze sulle modalità corrette per l'applicazione dell'aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille che finanzia gli sconti sull'abitazione principale (si veda Il Sole 24 Ore del 31 luglio). La circolare in pratica divide gli immobili in due famiglie, cioè quelli esenti dall'Imu (le abitazioni principali non di lusso) e quelli in cui la Tasi si accompagna alla vecchia imposta (gli altri immobili), e spiega che l'aliquota aggiuntiva può essere divisa fra queste due categorie purché non si superi lo 0,8 per mille complessivo. Niente di particolarmente innovativo, in sé, ma aiutati anche dalla confusione normativa alcuni Comuni hanno messo nella stessa famiglia di immobili le abitazioni principali e gli altri fabbricati. Questi e altri problemi potrebbero costringere le amministrazioni a ripensare le scelte già assunte, anche per evitare il rischio di contenziosi, e ad allungare quindi il traffico delle delibere in corsa verso la strettoia di inizio settembre. Più in generale, poi, molti Comuni potrebbero essere spinti a rivedere le proprie aliquote per salvaguardare gli equilibri di bilancio messi a rischio dalle tante incognite che hanno caratterizzato la definizione dei fondi 2014: una definizione non ancora conclusa, perché i Comuni attendono la distribuzione dei tagli imposti dalla nuova spending review (quella contenuta nel decreto con il «bonus Irpef»), che potrebbe essere definita proprio in questi giorni.
Proprio per questa ragione il termine per la chiusura dei "preventivi" 2014 nei Comuni ha conosciuto la solita serie di rinvii, che hanno spostato la scadenza al 30 settembre. Le regole generali fanno coincidere i termini di preventivi e decisioni fiscali, ma in questo caso la «norma speciale» della Tasi prevale. Le due date, però, sono palesemente scoordinate, e per risolvere il problema, attenuando anche il rischio caos sull'acconto, basterebbe unificarle: per farlo, però, servirebbe un altro intervento legislativo.

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