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Dal labirinto Tasi escono bene solo le grandi città - Il Sole 24 ore

  • 10 Gen, 2014
Pubblicato in: Entrate e Riscossione
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I valori catastali più alti favoriscono le metropoli. Rischio aumenti rilevante nei centri più piccoli

Un dedalo «federalista», in cui ogni Comune potrà presentare un panorama diverso di aliquote e detrazioni, con sconti medi generalizzati oppure più alti ma riservati a singole categorie di utenti, per esempio le famiglie numerose e quelle a basso reddito.
Il correttivo studiato ieri dal Governo moltiplica almeno sulla carta il ventaglio di opzioni nelle mani delle amministrazioni locali nella definizione della Tasi del 2014. Per orientarsi nel labirinto, però, è bene partire dalle certezze e dalle tendenze più probabili, almeno per l'abitazione principale. Dividendo le case degli italiani in due grandi gruppi, più o meno equivalenti per dimensioni.
Il primo è quello delle abitazioni che secondo il Fisco valgono fino a 70mila euro (monolocali, bilocali e così via) e che rischiano di andare incontro ad aumenti anche importanti rispetto ai valori raggiunti dall'Imu se le famiglie che le abitano non rientreranno nei parametri scelti dal Comune per assegnare le detrazioni. Se invece saranno raggiunte dagli sconti, per esempio perché sono famiglie numerose oppure a basso reddito, potranno versare meno dell'Imu fino a essere addirittura esentati dal pagamento.
Il secondo gruppo abbraccia invece le case di valore maggiore, cioè gli appartamenti più grandi o i «villini» non di lusso (categoria catastale A/7), che nella maggioranza dei casi pagheranno invece meno rispetto all'Imu, perché chi ha una base imponibile più elevata beneficia di pià del fatto che la Tasi 2014 non potrà superare il 3,5 per mille, contro il 6 per mille dell'Imu.
Il risultato della lotteria della Tasi, insomma, dipenderà dall'incrocio di due fattori, cioè il valore catastale della casa e la decisione del Comune su aliquote e sconti.
Nella tabella pubblicata qui a fianco, si propongono i conti Imu e Tasi per due tipologie di abitazione, un bilocale economico (categoria A/3, 50-60 metri quadrati) e un trilocale di livello superiore (categoria A/2, «civile», 100-110 metri quadrati) collocati in una zona semicentrale in tutti i capoluoghi di provincia. I calcoli prendono in esame l'Imu con l'aliquota 2013 (che in gran parte non si è pagata, con l'eccezione della mini-Imu che si verserà entro il 24 gennaio nei Comuni che sono saliti oltre il 4 per mille: si veda pagina 2) e due ipotesi massime di aliquote Tasi: il 2,5 per mille oppure il 3,3 per mille possibile se il Comune sceglierà di caricare sull'abitazione principale tutto lo 0,8 per mille aggiuntivo concesso dal correttivo del Governo. In questo secondo caso, però, ci sarebbero maggiori detrazioni, perché il gettito aggiuntivo (quasi 1,4 miliardi di euro) andrebbe usato per gli sconti. Nei calcoli, dal momento che non è ovviamente possibile ipotizzare quali saranno le scelte di ogni sindaco sulla platea delle detrazioni, è stato ipotizzato uno sconto medio: le risorse a disposizione, cioè gli 1,4 miliardi dati dai possibili nuovi incrementi di aliquota e i 500 milioni già previsti per il 2014 dalla legge di stabilità, si potrebbero tradurre in uno sconto medio da 100 euro per abitazione principale: le amministrazioni possono ridurre la platea dei beneficiari delle detrazioni, e di conseguenza aumentare lo sconto pro capite.
L'incrocio di questi fattori produce i numeri delle case-tipo di ogni capoluogo: a Milano, Roma e Napoli, dove i valori fiscali sono più alti della media e l'Imu si è alzata nel 2013 sopra il 4 per mille, la Tasi2014 disegnata dalle nuove regole sarà anche molto più bassa dell'Imu (e il Comune faticherà a chiudere i conti). In città più piccole come Monza, Cuneo, Reggio Calabria o Siracusa, la Tasi potrà invece assestare aumenti rilevanti rispetto alla vecchia imposta.

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