Ultimo aggiornamento 18.09.2020 - 10:47

Primo Talk on web su aree interne. Il presidente Guido Castelli: ripartiamo dall’equilibrio dei territori italiani a misura d’uomo

  • 20 Mag, 2020
Pubblicato in: Ifel Informa
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di Guido Castelli - Presidente Fondazione IFEL

L’appuntamento di oggi della Fondazione è il primo dei due appuntamenti di Talk on web dedicato alle aree interne e le città, le loro politiche pubbliche territoriali nel dopo emergenza sanitaria da Covid19, il prossimo sarà domani con la presenza del Ministro del Sud Giuseppe Provenzano. La nostra vuole essere una riflessione su di un tema che è uno dei più dibattuti in questo periodo di pandemia, ovvero il rapporto tra città e campagna e l’influenza che il Covid ha avuto su quella che era prima la percezione prima che la crisi sanitaria esplodesse, nei rapporti tra città ed entroterra, tra aree metropolitane e aree interne. Il dibattito è amplissimo.

Una delle metafore più utilizzate, anche forse abusate ma secondo me più efficaci che ha accompagnato la pandemia è quella che vuole far somigliare il Covid ad un pettine che fa venire alla luce i nodi italiani emersi secondo una dinamica che ha sconvolto parecchi paradigmi su cui riposavano tante certezze in Italia e nel mondo rispetto all’individuo singolo e all’amministrazione sociale. C’erano analisi e studi che indicavano nelle città il luogo naturale verso il quale si sarebbe incentrato il destino dell’uomo, le grandi concentrazioni urbane sembravano essere per molti l’esito ultimo della globalità e della modernizzazione.

Abbiamo constatato che le cose non si sviluppano necessariamente in questi termini, non solo nel dibattito tra intellettuali e accademici, ma quello che è accaduto ha dato la sensazione che fuori dalle mura urbane c’era una possibilità di salvezza più significativa, più importante, che ha esaltato la dimensione territoriale, anche quella marginale. Quella che negli ultimi anni ha vissuto in maniera più sofferta il processo di centralizzazione a cui abbiamo assistito soprattutto a far data dalla crisi economica del 2011 nella quale anche dal punto di vista istituzionale i concetti di sussidiarietà verticale ed orizzontale o stessa centralizzazione delle decisioni sembravano rappresentare dei mantra contro i quali era difficile armarsi.

L’elemento territoriale ritorna in maniera prepotente come luogo, meta e salvaguardia degli equilibri umani come nell’organizzazione sanitaria. Abbiamo visto come un’adeguata territorializzazione dell’elemento sanitario può essere salvifico per le comunità e come IFEL abbia indagato sulle buone performance che le organizzazioni comunali periferiche hanno mostrato nel momento della difficoltà massima, forme di assistenza garantite dalle unioni dei comuni e non solo, dai comuni stessi come elementi di prossimità.

Dalle grandi concentrazioni urbane e dagli spazi ridotti, molti pensavano di “densificare” perché dà il senso della concentrazione di persone, si è tornati a parlare di territorialità e nuova valorizzazione ed organizzazione dei territori. E’ importante capire quali siano le linee di sviluppo per rafforzare il sistema delle aree interne per consolidare e rendere sistematiche le azioni da intraprendere.
Nella risposta alle pandemie lo spazio pubblico viene messo in condizione da essere fruito anche dalle attività private all’insegna di una logica di prossimità che probabilmente nei piccoli centri, nelle aree interne, nelle città medie può essere governato in maniera più attenta ed efficace a differenza di quanto accade nelle grandi metropoli.

La centralizzazione delle scelte e della programmazione non è quanto di meglio si può fare per l’uomo moderno, la dimensione territoriale può essere una dimensione che torna al centro della discussione e un disegno e ripensamento di un modello di sviluppo che sappia estrarre il meglio da una condizione policentrica del decentramento italiano per cui di cui parla l’art.5 della Costituzione italiana bistrattato negli ultimi anni. Tutti i servizi sono parametrati dall’elemento demografico, anche la logica di sostenibilità finanziaria ma siamo davvero sicuri che questo elemento sia un dogma insuperabile che da senso alla possibilità di fornire servizi al Paese? Non è forse il caso di ricordare che sia in un piccolo paese dell’Appennino marchigiano sia a Bari, Milano o Firenze si pagano esattamente le stesse tasse? Siamo sicuri che a parità di tasse, sempre nel rispetto dell’equilibrio di bilancio, fare in modo che non debba essere un gesto eroico andare a vivere nelle nostre aree interne? Io penso che si possa vivere in maniera congrua ed attiva nei piccoli paesi senza aderire ad una logica rivendicazionista quasi che le piccole comunità siano una sorta di bio diversità umana da tutelare.

Il modello di sviluppo, a mio avviso, deve prendere che nel momento in cui, ed è il momento che stiamo vivendo, si stanno mobilitando tantissime risorse pubbliche per uscire dall’emergenza sanitaria sarebbe utile e conveniente seguire un filo di mappatura, una rotta, che tenga presente che di come è fatta l’Italia. Un grande compito dovranno avere quelli che governano i territori e i comuni, gli stessi sindaci che gestiscono i comuni piccoli e medi devono fare degli sforzi enormi per cercare di progettare ciò che in termini di servizi richiede una organizzazione più vasta del perimetro comunale come per la scuola che è il tema più complicato da organizzare.

Le riflessioni fatte oggi hanno coinvolto diversi protagonisti del settore ed accademici come Antonio De Rossi, dell’Università di Torino, Giovanni Carrosio, dell’Università di Trieste, Sabina Del Luca, Forum Disuguaglianza Diversità e Filippo Tantillo, ricercatore territorialista. L’analisi e le proposte, gli scenari venuti fuori dal proficuo dibattito saranno alla base del confronto politico di domani alle 15 con Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud, come già detto, e l’architetto e urbanista Stefano Boeri. Vi segnalo inoltre un altro appuntamento di IFEL per venerdì mattina su investimenti locali e spesa pubblica con Ferruccio de Bortoli e Leonardo Becchetti, tra gli altri.

Sul canale YouTube della Fondazione potete vedere il video del Talk on web di oggi.

 

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