Ultimo aggiornamento 29.05.2020 - 14:24

Dopo il Covid cambiano i rapporti tra città e aree interne?

  • 21 Mag, 2020

Il secondo Talk on web di IFEL sulle aree interne ha coinvolto anche il Ministro per il sud e la coesione territoriale

L’emergenza Covid induce a ripensare molti aspetti della nostra vita economica e sociale. Uno di questi è l’equilibrio fra città ed aree interne. IFEL ha dedicato a questo tema cruciale per i Comuni due appuntamenti di Talk on web per ipotizzare scenari futuri coinvolgendo studiosi, esperti ed accademici e per individuare politiche pubbliche e strategie da mettere in campo con le istituzioni tutte.

Per lo sblocco burocratico nell’attuazione delle strategie in atto per le aree interne e per un potenziamento dei livelli di governo è stata annunciata la nomina del Coordinamento Nazionale per le strategie delle aree interne nazionali. Lo ha annunciato lo stesso Ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano che ha partecipato ai lavori della Fondazione. Il ministro, dopo aver parlato dell’impatto sociale enorme non solo dovuto alla pandemia da Covid19 ma anche per le differenze territoriali tra città metropolitane ed aree interne già presenti ma acuite dalla crisi, ha snocciolato i ritardi accumulati negli anni, soprattutto nel settore della digitalizzazione del paese ipotizzando possibili soluzioni di sblocco. Al centro del suo intervento i provvedimenti che il Governo sta mettendo in campo nei confronti dei comuni in termini non solo di risorse ma di strategie da condividere con tutti i settori coinvolti.

Stesso dicasi per il contributo offerto da Stefano Boeri. “Gli attori nuovi creati dalla pandemia lasceranno una nuova consapevolezza diffusa soprattutto nel progettare il tempo di lavoro – ha spiegato l’architetto ed esperto urbanista - conciliandolo con una domanda fortissima di un ciclo di vita diverso, passando anche dai negozi di vicinato, riscoperti e rivissuti, con una domanda forte di un rapporto diverso con la natura, non solo digitale, rapporto che si è rotto da tempo. Dobbiamo capire come si esce dall’ingorgo istituzionale ed il problema non sono le risorse. Il tema ambientale è fondamentale ed importante per l’Italia ma chi se ne fa capo? Non solo i Ministeri della Coesione territoriale e dell’Ambiente, ma tutti devono costruire nella rigenerazione delle città con una dimensione differente del ciclo della vita. La mia preoccupazione è legata al timore che tutto si disperda in merito progetti ministeriali, anche se iniziative importanti, ma senza la forza di un progetto unitario e strategico per l’intero paese”.

“La strategia che il sistema dovrà attuare – così Guido Castelli, Presidente IFEL - richiederà un telaio istituzionale per la messa a terra delle linee di azione con una leale collaborazione tra gli attori protagonisti. Apriamo una stagione di programmazione, organizzando una strategia compiuta. Ritroviamo la cultura del risultato, curiamo l’obiettivo prima del mezzo. Il rafforzamento amministrativo è necessario e parte con 500 mila nuovi dipendenti pubblici annunciati, rispondendo al disegno unitario, oltre alla logica specialistica delle aree interne, in un’unica grande rete “metro-montana”. Il rilancio va interpretato parando il colpo, ma realizzando un destino più aderente all’Italia che nel policentrismo ha il suo elemento distintivo. Remiamo tutti dalla stessa parte come abbiamo fatto in pandemia”.

“Non è certo nuovo il tema delle aree interne – così nella sua relazione Pierciro Galeone, Direttore della Fondazione ha tracciato gli scenari possibili - ovvero dei paesi, dei borghi e dei territori a minore vitalità economica, più isolati rispetto ai sistemi di mobilità, con minore dotazione di servizi, e a rischio spopolamento. Questi comuni sono spesso lasciati ai margini dei processi economici e sociali seppur siano oggetto da anni di una specifica politica pubblica, quella della Strategia nazionale per le aree interne. L’emergenza sanitaria è esplosa in tutta Europa nelle aree economicamente più dinamiche e più sviluppate. E il contrasto all’epidemia ha avuto come arma principale: la “distanza”. La concentrazione, la densificazione, l’agglomerazione tutti i fenomeni urbani che sembravano avere una connessione necessaria con i processi di sviluppo sono diventati fattori di rischio. E nelle aree interne l’isolamento da elemento critico ha assunto un connotato positivo in questa rivalutazione della distanza”.

“Non sappiamo se le conseguenze del Covid – ha spiegato il Direttore - quelle economiche innanzitutto, amplieranno i divari e gli squilibri territoriali o la necessità di porre i temi dell’ambiente e della salute forniranno un’occasione per ridurre le distanze tra città e campagna, se questo scenario di convergenza come può essere favorito da politiche pubbliche di riduzione degli squilibri e di perequazione tra le dotazioni di servizi e infrastrutture. Non sappiamo poi se la Strategia Nazionale per le Aree interne possa contribuire a traguardare questo obiettivo. C’è il rischio che le necessarie politiche espansive dirette a recuperare la perdita di PIL e di occupazione dirigano le risorse dove queste promettono di fruttare più rapidamente: i settori più forti e i territori più sviluppati. Solo una forte opzione politica può dare avvio ad una rinnovata stagione di politiche di coesione che non punti su solo su interventi compensativi verso i territori svantaggiati ma incentivi la connessione tra aree urbane e aree interne. Dobbiamo agire sotto il segno dell’interdipendenza tra territori, tra modi diversi di abitare e di produrre. La connessione deve essere il vettore per il superamento del digital divide, lo sviluppo di una sanità di territorio, l’alternarsi strutturato di educazione in presenza e a distanza; un recupero edilizio dei borghi e una cura dei territori nel segno dell’efficienza energetica, della sicurezza sismica e idrogeologica”.

“Gli squilibri e le disuguaglianze negli ultimi dieci anni sono stati accentuati dall’emergenza sanitaria in corso soprattutto nelle città delle aree interne” – ha dichiarato Micaela Fanelli, del Comitato Direttivo per Anci dell’Agenzia per la coesione territoriale – “E’ necessario ripartire il prima possibile dalle politiche previste dalla Strategia Nazionale per le Aree interne, dalle buone intuizioni già previste accelerando le scelte come quelle per gli investimenti per il welfare pubblico territoriale. Tra gli interventi da mettere in campo, primo fra tutti il trasporto pubblico locale, perché c’è il rischio che si raddoppino i costi del servizio nelle aree interne, ma gli interventi devono riguardare anche la qualità della vita dei cittadini, garantendo la distanza dei servizi come, oltre al trasporto pubblico, nelle scuole e nelle mense. Inoltre bisogna ripensare ed investire per migliorare il sistema della medicina territoriale. Puntiamo per il rilancio del turismo di prossimità, verde e di vicinanza e pensiamo a misure e politiche strategiche per l’ambiente. Gli strumenti per farlo ci sono, anche a livello europeo destinate alla coesione territoriale, non dobbiamo fare passi indietro”.

“L’emergenza da Covid19 – ha spiegato Matteo Luigi Bianchi, Delegato ANCI per le aree interne - sta lasciando strascichi importanti e da non sottovalutare nella tenuta sociale oltre economica del paese. Trasformazione del mondo del lavoro è evidente riguarda anche quelli che la crisi economica del 2008 non erano stati coinvolti, alcuni faranno fatica a gestire la propria vita e si riverseranno sulle amministrazioni che non devono farsi trovare impreparate nel dare risposte. Abbiamo visto in questi mesi tutti i limiti nel vivere in isolamento, in spazi piccoli, pochi metri quadri e senza verde, invece nei borghi sono state più mitigate le problematiche. Abbiamo visto come i nostri imprenditori debbano necessariamente adeguare le imprese in termini di innovazione, sicurezza e valorizzazione del materiale umano, valorizzando il contesto in cui si vive e il contesto famigliare che il proprio dipendente può sviluppare. Nella pianificazione territoriale è necessaria e strategica una riduzione importante dell’inquinamento, un potenziamento dello smart working come modalità stabile e nuova di lavoro ma è anche necessaria una e tema demografico. E’ necessario essere quanto più vicini possibili ai cittadini per raccogliere le esigenze anche al di là di situazioni emergenziali”.

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