Ultimo aggiornamento 09.07.2020 - 15:39

Fase 3 e smart working. Castelli: per la PA non è solo questione di norme ma di predisposizione culturale

  • 19 Giu, 2020

“Nella PA il cambiamento intercorso con lo “smart working” non è solo una questione di norme, tuttavia, ma anche di atteggiamento e predisposizione culturale ad una modalità di lavoro che richiederà del tempo per consolidarsi”. Così Guido Castelli, Presidente di IFEL a margine dell’evento odierno della fondazione sulla “Flessibilità nella gestione del personale: opportunità, vincoli, responsabilità”.

“È improprio qualificare in termini di “smart working” – ha tenuto a precisare l’ex Sindaco di Ascoli Piceno - il fenomeno di massivo distanziamento fisico che da marzo ha portato migliaia di dipendenti pubblici a svolgere le proprie mansioni da casa. Lo Smart working e il telelavoro rispondono, in effetti, a canoni organizzativi difficilmente rintracciabili nella situazione di fatto che si determinata con il lock down. Ciò nonostante si è trattato di una esperienza da cui trarre insegnamento proprio per profilare la possibilità di un utilizzo di questi modelli organizzativi nella PA”.

“Richiederà anche il superamento di alcuni stereotipi che da tempo affliggono la PA – ha concluso Castelli - Il passaggio dalla cultura dell’adempimento a quella del funzionamento, una maggiore autonomia complessiva da riconoscere ai comuni e il superamento di una stagione di vincoli formali e finanziari che ha depresso le energie dei comuni”.

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