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Crediti alle imprese, le mosse giuste per chi è «fuori lista» - Il Sole24 ore del 1 luglio del 2013

  • 01 Lug, 2013
Pubblicato in: Pagamenti
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Settimana cruciale per le imprese che aspettano il saldo dei crediti con una pubblica aministrazione. In questi sette giorni,infatti, i tanti creditori in attesa, anche da anni, capiranno se e quando riusciranno a ottenere il pagamento delle fatture in giacenza presso le amministrazioni pubbliche, o se dovranno attivarsi per tentare il recupero.

Due le scadenze previste dal Dl 35/2013 (articolo 6, comma 9). La prima fissata per ieri, 30 giugno, giorno festivo, slitta automaticamente. In teoria, quindi entro oggi, tutti i creditori di una Pa dovrebbero ricevere una comunicazione dall'amministrazione, anche mediante Pec, che indica loro l'importo del credito e la data entro la quale l'ente riuscirà a pagare. Mentre entro venerdì 5 luglio Comuni, Province, Regioni, Asl e Ministeri devono pubblicare online il proprio piano dei pagamenti: un elenco dei debiti in ordine cronologico, che servirà a scandire il ritmo delle uscite per il 2013. Sarà di fatto solo dal 5 luglio che il creditore potrà capire se la sua fattura, in base alla data di emissione, rientra tra quelle sbloccate dall'ente grazie al decreto. E grazie allo sblocco potra anche decidere di cedere il credito o di compensarlo.
Per i creditori quindi siamo al momento della verità, mentre per le amministrazioni si tratta di un vero e proprio percorso di guerra, peraltro con il rischio di sanzioni (compreso il taglio alla retribuzione di risultato ai dirigenti). Senza contare che più passano i giorni più il rischio di vedersi scippare il tesoretto aumenta: come potrebbe succedere alla Campania se saranno confermate le indiscrezioni su un possibile dirottamento delle anticipazioni (si veda Il Sole 24 Ore del 28 giugno).

I creditori
Ma che cosa deve fare l'impresa o il professionista che non ha ricevuto la comunicazione? Due possono essere le ragioni: un errore da parte della Pa, oppure un "esubero" ovvero il credito non rientra tra quelli che l'ente riuscirà a soddisfare, almeno con i fondi a disposizione. Per capirlo la prova decisiva è il piano online: solo con quello si può confrontare l'anzianità del proprio credito con quella di chi è stato inserito. In ogni caso l'escluso deve farsi vivo con l'amministrazione creditrice e segnalare formalmente il credito. A questo scopo l'Ance, l'associazione dei costruttori, per esempio, ha predisposto una lettera-tipo, completa di riferimenti di legge, quadro riassuntivo dei crediti ed elenco fatture. Un modello valido per tutti. «E infatti ce l'hanno chiesta in tanti, dalla sanità agli autotrasportatori» fanno sapere dall'associazione. La lettera va spedita subito, per raccomandata o per Pec. Entro il 15 luglio il ministero dell'Economia ripartirà tra gli enti locali che ne hanno fatto richiesta altri 500 milioni (il 10% residuo dei 5 miliardi previsti a questo scopo) di spazi finanziari per allentare così il patto di stabilità. «È il consiglio che stiamo dando alle nostre imprese - spiega Giuseppe Provvisiero presidente di Ance Piemonte - che ci chiamano allarmate perché ancora nessuna comunicazione sta arrivando». 
Già sfumate invece le possibilità di venire saldati tramite le anticipazioni di liquidità della Cassa depositi e prestiti: gli ultimi 400 milioni disponibili su questo canale sono stati dirottati ai Comuni per rimborsare l'Imu sui loro stessi immobili. In questo caso, però, se si è esclusi per errore, si può ancora sperare in una rettifica.
Alla Cassa sono arrivate richieste di fondi per 5.760 milioni, soddisfatte solo per 3.600. All'appello mancano quindi due miliardi, solo sul fronte degli enti locali (per la sanità si veda l'articolo a fianco).
In realtà c'è anche un'altra possibilità di ripescaggio: grazie al patto di stabilità verticale incentivato, che amplia le possibilità di pagamenti in deroga al Patto attraverso un meccanismo di compensazione tra ente e Regione. Da questa via possono arrivare spazi finanziari per altri 1,5 miliardi di cui circa un miliardo ai Comuni e il resto alle Province.

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