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Le tipologie di lavoro flessibile nelle amministrazioni comunali, provinciali e regionali-Scheda n.16

  • 05 Lug, 2015
Pubblicato in: Personale dei comuni
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Nel 2012, le unità di personale che nei comuni italiani hanno un rapporto di lavoro flessibile ammontano a 40.5191.Si tratta di personale comunale che ha un contratto a tempo determinato, interinale, di formazione lavoro o è un lavoratore socialmente utile.

L’incidenza del personale con rapporto di lavoro flessibile sul totale dei dipendenti comunali è del 9,6%. Se si indaga la natura contrattuale del rapporto di lavoro flessibile si scopre che la maggioranza, oltre il 60,0% del personale, ha un contratto a tempo determinato e che la flessibilità interessa soprattutto le dipendenti donne (Tabella 1). Infatti, queste ultime, costituiscono il 56,8% delle unità annue di personale con rapporto di lavoro flessibile. Nello specifico, tra i soli tempi determinati, quasi 2/3 sono di genere femminile (64,9%). La seconda tipologia di rapporto flessibile più utilizzata nelle amministrazioni comunali del paese è quella dei lavoratori socialmente utili (LSU). Essi costituiscono, infatti, il 34,2% delle unità annue di personale flessibile. Da rilevare che solamente per questa tipologia contrattuale l’incidenza percentuale delle donne (43,0%) è inferiore a quella degli uomini. Poco diffusi sono i contratti interinali, appena il 4,6%, e i contratti di formazione lavoro, soltanto lo 0,2% dei rapporti flessibili.

 

Tabella 1 Il personale con rapporto di lavoro flessibile, per tipologia contrattuale e genere, 2012
Tipologia contrattuale Valore assoluto Valore percentuale Incidenza % donne
Uomini Donne Totale
Tempo determinato 8.667 16.054 24.721 61,0% 64,9%
Formazione lavoro 44 57 100 0,2% 56,5%
Contratti interinale 890 971 1.861 4,6% 52,2%
LSU 7.890 5.947 13.838 34,2% 43,0%
Totale 17.490 23.029 40.519 100,0% 56,8%
Fonte: IFEL – elaborazione Dipartimento di Economia Locale su dati Ministero dell'Economia e delle Finanze (2013) 

 

Il personale delle amministrazioni provinciali italiane ammonta a 55.887 unità. Oltre la metà del personale con rapporto di lavoro flessibile nelle province italiane ha un contratto a tempo determinato 52,7%, oltre un terzo è un lavoratore socialmente utile 38,7%, mentre l’8,6% ha un contratto interinale (Tabella 2). In nessuna provincia viene utilizzata la formula dei contratti di formazione lavoro. Anche a livello regionale la ripartizione tra le tipologie contrattuali è sostanzialmente rispettata. Infatti, nelle province di quasi tutte le regioni il contratto a tempo determinato rappresenta la tipologia più utilizzata tra i dipendenti con rapporto di lavoro flessibile. In alcune province, a prevalere sono i LSU. È così nelle province della Campania, in cui il 99,8% del personale flessibile è inquadrato come LSU, in quelle della Puglia, con il 97,9% di lavoratori con rapporto di lavoro flessibile, socialmente utili, delle Marche con il 91,3% e del Friuli-Venezia Giulia, il 53,1%. Nelle province lucane e laziali, infine, le unità di personale con rapporto di lavoro a tempo determinato si riducono rispettivamente al 12,9% e al 33,3%. In queste realtà a prevalere sono i contratti interinali, l’80,8% per le prime e il 66,7% per le seconde.

 

Tabella 2 Il personale con rapporto di lavoro flessibile nelle amministrazioni provinciali, per tipologia contrattuale e regione (percentuale di riga), 2012 
Regione  Personale con rapporto di lavoro flessibile 
Tempo determinato  Formazione lavoro  Contratti interinale  LSU  Totale 
Piemonte  77,2%  0,0%  2,4%  20,3%  100,0% 
Lombardia  55,1%  0,0%  11,0%  33,9%  100,0% 
Veneto  50,9%  0,0%  10,0%  39,1%  100,0% 
Friuli-Venezia Giulia  36,3%  0,0%  10,5%  53,1%  100,0% 
Liguria  97,3%  0,0%  2,7%  0,0%  100,0% 
Emilia-Romagna  70,9%  0,0%  8,2%  20,9%  100,0% 
Toscana  99,7%  0,0%  0,0%  0,3%  100,0% 
Umbria  97,3%  0,0%  0,0%  2,7%  100,0% 
Marche  8,7%  0,0%  0,0%  91,3%  100,0% 
Lazio  33,3%  0,0%  66,7%  0,0%  100,0% 
Abruzzo  64,4%  0,0%  22,4%  13,2%  100,0% 
Molise  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Campania  0,2%  0,0%  0,0%  99,8%  100,0% 
Puglia  2,1%  0,0%  0,0%  97,9%  100,0% 
Basilicata  12,9%  0,0%  80,8%  6,3%  100,0% 
Calabria  73,0%  0,0%  5,3%  21,7%  100,0% 
Sicilia  97,0%  0,0%  0,0%  3,0%  100,0% 
Sardegna  57,5%  0,0%  42,0%  0,5%  100,0% 
Totale  52,7%  0,0%  8,6%  38,7%  100,0% 

Fonte: IFEL – elaborazione Dipartimento di Economia Locale su dati Ministero dell'Economia e delle Finanze (2013) 

Questo tipo di analisi svolto nelle amministrazioni regionali, mostra che in media, oltre la metà, il 54,3%, delle unità annue di personale con contratto flessibile nelle regioni a statuto ordinario, è inquadrato come lavoratore socialmente utile, il 42,2% con un rapporto a tempo determinato, il 3,0% con un contratto interinale ed, infine, lo 0,5% con un contratto di formazione lavoro (Tabella 3). Analizzando nel dettaglio la distribuzione delle forme contrattuali nelle varie amministrazioni regionali, si osserva che, per quanto riguarda i LSU è rilevante il valore assunto nella regione Campania, il 99,8%. Nelle altre amministrazioni regionali, al contrario, la maggior parte delle unità con rapporto di lavoro flessibile, sono costituite da contratti a tempo determinato. Nelle regioni del centro, tranne che nella regione Lazio nella quale non è stato rilevato personale con rapporto di lavoro flessibile, e al sud nelle regioni Molise, Puglia e Calabria, la percentuale arriva al 100%. In questo panorama, uniche eccezioni, oltre la regione Campania, che come visto ha, tra il personale flessibile, quasi esclusivamente LSU, sono la regione Liguria e la regione Veneto. In tali regioni, le unità di contratti a tempo determinato si riducono al 18,9%, per la prima e al 27,9% per la seconda. In queste regioni, tale valore più contenuto è compensato da un maggior impiego di personale interinale, l’81,1% e il 72,1%, rispettivamente. Nelle regioni a statuto speciale il 94,2% delle unità annue di personale con rapporto di lavoro flessibile ha un contratto a tempo determinato (Tabella 4). Irrilevanti sono le percentuali relative alle altre tipologie contrattuali: i contratti interinali rappresentano il 5,7% e i lavoratori socialmente utili, lo 0,1%. Assenti, tra i dipendenti con rapporto di lavoro flessibile delle regioni a statuto speciale, i contratti di formazione lavoro. L’unica eccezione si rileva nella regione Friuli-Venezia Giulia, in cui le unità annue di personale con contratto a tempo determinato si riducono al 55,6%, mentre quelle riconducibili agli interinali arrivano al 44,4%.

 

Tabella 3 Il personale con rapporto di lavoro flessibile nelle regioni a statuto ordinario, per tipologia contrattuale e regione (percentuale di riga), 2012 

Regione  Personale con rapporto di lavoro flessibile 
Tempo determinato  Formazione lavoro  Contratti interinale  LSU  Totale 
Piemonte  80,7%  0,0%  0,0%  19,3%  100,0% 
Lombardia  56,5%  37,1%  6,4%  0,0%  100,0% 
Veneto  27,9%  0,0%  72,1%  0,0%  100,0% 
Liguria  18,9%  0,0%  81,1%  0,0%  100,0% 
Emilia-Romagna  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Toscana  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Umbria  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Marche  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Lazio 
Abruzzo  90,6%  0,0%  9,4%  0,0%  100,0% 
Molise  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Campania  0,2%  0,0%  0,0%  99,8%  100,0% 
Puglia  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Basilicata  97,1%  0,0%  2,9%  0,0%  100,0% 
Calabria  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Totale  42,2%  0,5%  3,0%  54,3%  100,0% 

Nella Regione Lazio non è stato rilevato personale con rapporto di lavoro flessibile. 
Fonte: IFEL – elaborazione Dipartimento di Economia Locale su dati Ministero dell'Economia e delle Finanze (2013) 

 

 

Tabella 4 Il personale con rapporto di lavoro flessibile nelle regioni a statuto speciale, per tipologia contrattuale e regione (percentuale di riga), 2012 
Regione  Personale con rapporto di lavoro flessibile 
Tempo determinato  Formazione lavoro  Contratti interinale  LSU  Totale 
Valle D'Aosta  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Trentino-Alto Adige  99,7%  0,0%  0,2%  0,2%  100,0% 
Friuli-Venezia Giulia  55,6%  0,0%  44,4%  0,0%  100,0% 
Sicilia  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Sardegna  100,0%  0,0%  0,0%  0,0%  100,0% 
Totale  94,2%  0,0%  5,7%  0,1%  100,0% 

Fonte: IFEL – elaborazione Dipartimento di Economia Locale su dati Ministero dell'Economia e delle Finanze (2013)

 


1A differenza del personale a tempo indeterminato, l’ammontare di questa tipologia di personale viene quantificata in termini di “unità annue”. Tale valore si ottiene sommando i mesi lavorati, distintamente per ciascuna delle tipologie, per categoria di personale e per genere, e dividendo tale valore per i 12 mesi dell’anno.

 

[1]



[1] A differenza del personale a tempo indeterminato, l’ammontare di questa tipologia di personale viene quantificata in termini di “unità annue”. Tale valore si ottiene sommando i mesi lavorati, distintamente per ciascuna delle tipologie, per categoria di personale e per genere, e dividendo tale valore per i 12 mesi dell’anno.

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