Ultimo aggiornamento 08.07.2020 - 12:14

Castelli: si apre una nuova stagione di programmazione in UE, un’opportunità per gli enti locali

  • 03 Mar, 2020

La dimensione territoriale nelle politiche di coesione. Presentato il Rapporto IFEL

“Questo ciclo di programmazione dei finanziamenti comunitari è coinciso con un momento infelice per l’economia in generale, le autonomie sono state ridimensionate dal punto di vista amministrativo, ma siamo al termine di un ciclo e all’inizio di un altro di programmazione. Possiamo fare tesoro delle esperienze precedenti e migliorare gli interventi sul territorio grazie ad amministratori che si devono riabituare al dialogo e allo sforzo di mantenere gli impegni. Apriamo una nuova stagione”. Così Guido Castelli, Presidente della Fondazione IFEL nel suo intervento all’interno dell’evento web odierno della Fondazione di presentazione del Rapporto “La dimensione territoriale nelle politiche di coesione”.“Il corona virus non ferma la Fondazione IFEL – ha proseguito Castelli - Avevamo programmato questo importantissimo appuntamento sulle Politiche di coesione per presentare il Rapporto, che ogni anno la Fondazione sviluppa, e non volevamo perdere un’occasione importante. Questo appuntamento è stato seguito in diretta da più di 300 persone in simultanea, più di 2100 riproduzioni e tanti saranno quelli che potranno rivedere i nostri contenuti nei prossimi giorni. Grazie per l’attenzione e speriamo che questa nuova modalità di condivisione dei nostri contenuti e saperi possa essere utile a tutti”.

“Il Piano per il Sud usa il suggestivo termine di “rigenerazione amministrativa” che ben descrive il bisogno attuale delle strutture comunali – è quanto ha dichiarato nel suo intervento Pierciro Galeone, Direttore di IFEL – E’ necessario il rafforzamento delle capacità amministrative, l’immissione di nuove risorse professionali, la costituzione di una rete di centri di competenza e di task force di progettazione articolate territorialmente con respiro nazionale. Sono elementi essenziali per poter disporre di una infrastruttura di governo locale capace di reggere una accelerata attuazione delle politiche di coesione. E sono interventi che si gioverebbero di una dimensione nazionale: un modo per fare della “coesione” amministrativa una chiave per la coesione territoriale”.

Nel Rapporto della Fondazione IFEL, presentato nel corso dell’appuntamento web, viene considerato che nell’attuazione della politica di coesione il 2019 è l’anno del giro di boa. Si è registrato un assestamento delle risorse totali programmate, che sono passate a quasi 643 miliardi di euro, registrando una diminuzione di oltre 4 miliardi di euro rispetto a quanto registrato a fine 2018. Il Paese con il maggior valore di risorse programmate nell’ambito della politica di coesione europea per il periodo 2014-2020 è la Polonia, con circa 105 miliardi di euro complessivi. L’Italia è il secondo Paese per ammontare di risorse programmate, che sono pari a oltre 75 miliardi di euro, di cui il 59% è di provenienza comunitaria ed il 41% nazionale. A livello di Unione europea, la performance media della spesa al 31 dicembre 2019 si attesta al 41%, mentre gli impegni sono pari all’84% delle risorse programmate. Lo scarto tra impegni e spesa è pari ad oltre il 40%. Per quanto riguarda l’Italia, gli impegni si attestano al 72% e la spesa al 35% delle risorse programmate. “Il conseguimento dei target per gli obiettivi di Europa 2020 sembra essere una strada in salita ma possibile – è quanto ha dichiarato Walter Tortorella, Responsabile Dipartimento Studi Economia territoriale IFEL. “Occorrerà meglio calibrare gli interventi della politica di coesione – spiega Tortorella - riallineando programmazione, pianificazione e istanze territoriali. Bisogna avere il giusto tempo per «spendere bene» e non soltanto «spendere». Ormai il tempo dei cicli di programmazione si sta rivelando come «prodromico» per la spesa effettiva che, soprattutto per i progetti di taglia medio-grande, si «trascinano» nel ciclo successivo”.

Secondo il Rapporto con 4.840 progetti FESR 2014-2020, le amministrazioni comunali, a ottobre 2019, sono i soggetti beneficiari che dopo i privati gestiscono la mole più ampia di risorse, pari a circa 3,4 miliardi di euro su un totale di quasi 22 miliardi. A ottobre 2019, il 90% dei progetti FESR 2014-2020 in capo ai comuni è ascrivibile a Programmi Operativi Regionali. Il 26% dei comuni italiani risulta beneficiario di almeno un progetto finanziato da un POR FESR 2014-2020. Su un bilancio complessivo UE di 1,135 miliardi di euro (prezzi 2018), la proposta per la politica di coesione 2021-2027 ammonta a 330.624.000.000 euro per FESR, FSE+ e Fondo di #Coesione (34,5% del QFP). La dotazione per il FESR 21-27 è di poco superiore a 200 miliardi di euro, di cui 190 miliardi destinati all’Obiettivo generale “Investimenti a favore dell’occupazione e della crescita” e 8,4 miliardi alla Cooperazione Territoriale Europea. Il nuovo Fondo Sociale Europeo Plus cuba 88,6 miliardi di euro e concorre alla realizzazione del Pilastro Sociale Europeo. Il Parlamento chiede un aumento pari al 14% del budget proposto per la politica di #coesione.

Nel suo intervento Francesco Monaco, responsabile tecnico IFEL-ANCI della politica di coesione, ha messo in risalto “l'importanza che gli strumenti di "intervento integrato territoriale" hanno nella programmazione 2014-2020 e in quella post 2020 dei fondi UE. L'Italia con le sue 162 strategie di sviluppo urbano e territoriale, dopo la Francia (234 strategie), si colloca al secondo posto fra i Paese dell'UE a 28 che ricorre nel ciclo in corso a questo importante strumento. In Italia, infatti, con co-finanziamento FESR e FSE, insistono su questo tema: il PON metro, che coinvolge le 14 città metropolitane; gli Assi urbani (e gli ITI) nei PO di tutte le regioni italiane, che coinvolgono decine di città "medie"; la strategia nazionale delle "aree interne", che interessa più di 1.000 piccoli comuni marginali, dalle Alpi alla Sicilia, oltre agli strumenti dello sviluppo rurale (GAL FEARS). Per il prossimo ciclo di programmazione, la proposta della Commissione UE va nella direzione del rafforzamento di questa tipologia di interventi, con l'obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e di allargare la platea dei beneficiari ad altre aggregazioni locali, come per esempio nel caso delle aree urbane funzionali”.

“Il nodo degli investimenti è cruciale per l’intero Paese – ha dichiarato Giuseppe Provenzano, Ministro per il sud e la coesione territoriale intervenendo ai lavori del convegno web - ma il Sud ha una responsabilità in più nel cercare di mostrare quanto può essere utile per lo sviluppo e la crescita economica anche gli enti locali e in questo è utile la lettura di IFEL nel Rapporto tra investimenti ed Enti locali. Il crollo dell’intero sistema si deve alla diminuzione degli investimenti negli enti locali. Le politiche di coesione, riattivando il fondo di sviluppo e coesione con i programmi operativi, rafforzano il ruolo degli enti locali non solo come destinatari e beneficiari ma anche protagonisti nella programmazione nazionale”. “Lo strumento è il PON Metro ma non è il solo – ha chiuso il Ministro - Con nuove azioni politiche mirate dobbiamo puntare al superamento tra centralismo e localismo attraverso il rapporto virtuoso con gli enti locali, come avviene con la programmazione nel Piano sud 2030. Attuiamo la legge sui piccoli comuni ed attuiamo tutto quello che è necessario per far sbloccare gli investimenti a partire dalle aree sottosviluppate, quelle interne e quelle del mezzogiorno attraverso una nuova politica territoriale”.


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