Ultimo aggiornamento 02.03.2026 - 13:13
Amministratore IFEL2

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Con comunicato del 7 marzo u.s., il Ministero dell’Interno informa che è in pagamento l’acconto del FSC 2016, in favore dei Comuni appartenenti alle Regioni a statuto ordinario, alla Regione Siciliana e alla Regione Sardegna.

Il pagamento dell’acconto è stato previsto “a regime”, a decorrere dal 2016, dall’art. 3 comma 1 del D.L. n. 78/2015, una norma proposta e fortemente sostenuta da Anci per dare la possibilità ai Comuni, in attesa del DPCM con cui vengono perfezionate le modalità ed i criteri di riparto del FSC, di far fronte alle esigenze di cassa della gestione ordinaria, nel periodo intermedio tra le riscossioni delle due rate dei tributi immobiliari (giugno-dicembre).

La misura stabilita è pari all'otto per cento delle risorse di riferimento 2014, circa 1,36 miliardi di euro, come risultante per ciascun Comune dai dati pubblicati sul sito internet del Ministero dell'interno alla data del 16 settembre 2014 (http://finanzalocale.interno.it/docum/comunicati/com070316.html)

Per legge, tale importo dovrà essere contabilizzato nei bilanci comunali a titolo di riscossione di IMU.

Le somme in pagamento a tale titolo saranno infatti recuperate dall’Agenzia delle entrate a valere sull’IMU, riscossa tramite F24 nel mese di giugno/luglio 2016, sulla base di una comunicazione che il Ministero dell’Interno effettuerà all’Agenzia stessa entro il 1° giugno 2016.

Il Ministero ricorda infine, che:

-gli enti inadempienti alle certificazioni previste dalla normativa di riferimento (compilazione questionari fabbisogni standard e certificazioni al bilancio di previsione e al rendiconto), non riceveranno tale anticipazione, che rimarrà sospesa fino a regolarizzazione avvenuta;

-le regolarizzazioni effettuate oltre il 20 maggio, non potranno dar luogo all’acconto, a causa dei tempi tecnici dei successivi recuperi. 

Si riporta l’articolo del Sole24Ore, pubblicato sul sito dell’ANCI al seguente link: http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdSez=821213&IdDett=55814, in materia di revisione delle sanzioni per mancato conseguimento degli Obiettivi del Patto di stabilità interno 2015, a cura di Andrea Ferri - Responsabile Dipartimento finanza locale IFEL

 

Nel 2015 il comparto comunale ha conosciuto una profonda revisione delle regole connesse al Patto di stabilità interno. In particolare, l'introduzione del fondo crediti di dubbia esigibilità (Fcde) nel calcolo complessivo della manovra ha radicalmente modificato gli scenari su cui erano abituati ad agire gli enti sottoposti al vincolo di finanza pubblica. Se da un lato, infatti, le nuove regole hanno effettivamente incentivato gli accantonamenti a copertura dei crediti di dubbia esigibilità, dall'altro si sono accentuate le difficoltà sul fronte della tenuta complessiva degli equilibri di bilancio.
 
Il fenomeno dell'overshooting
Eppure, tra le difficoltà dovute principalmente all'entrata in vigore del nuovo ordinamento contabile e a un quadro normativo ancora piuttosto instabile, il comparto comunale ha pienamente rispettato gli obblighi di finanza pubblica assegnatigli dal legislatore, garantendo peraltro un contributo ulteriore di 2,8 miliardi di euro. Molti Comuni, infatti, anche nel 2015 hanno registrato un saldo finanziario ben superiore all'obiettivo di Patto, reiterando il fenomeno meglio noto come overshooting. Con riferimento a quest'ultimo aspetto, si ricorda che nel biennio 2013-2014 il dato si era attestato intorno a 1,6 miliardi di euro. L'aumento registrato nel 2015 va però interpretato alla luce delle modifiche della disciplina finanziaria e non assume i caratteri negativi degli scorsi anni.
Il salto dell'overshooting, anzitutto, non riflette una maggiore incapacità dei Comuni nel realizzare gli investimenti, che infatti registrano nell'anno una ripresa piuttosto significativa, bensì l'opportunità di governare attivamente, in un'ottica pluriennale, la stretta finanziaria dovuta all'entrata in vigore della nuova contabilità, optando in diversi casi per un accantonamento Fcde superiore alla soglia minima imposta dalle norme vigenti e anticipando parte del maggior accantonamento richiesto per gli esercizi successivi.
Le certificazioni del 31 marzo scorso evidenziano, però, anche un aumento dei casi di sforamento del Patto di stabilità interno (circa 150 Comuni), interessando soprattutto gli enti di minori dimensioni, ovvero quelli più colpiti nel 2015 dalla riduzione di risorse dovuta all'avvio del sistema perequativo basato sui fabbisogni e sulle capacità fiscali standard.
 
La revisione delle sanzioni                         
In questo quadro, la profonda revisione delle sanzioni richiesta dall'Anci è un intervento necessario, non un generico appello alla clemenza, nel solco dall'accordo di Conferenza unificata, per violazioni di carattere meramente formale.
Le stesse considerazioni valgono a maggior ragione oggi. Il passaggio alla nuova contabilità ha modificato l'imputazione in bilancio di rilevanti quote di entrata che non sono più risultate utili ai fini del Patto, provocando difficoltà di copertura specifiche che si sono aggiunte al forte taglio di risorse subito nell'anno (circa 1,5 miliardi di euro). Va anche segnalata l'improrogabilità dei pagamenti effettuati a valere su fondi europei, pena la perdita del finanziamento, o di quelli per interventi di edilizia scolastica, il cui completamento era imposto entro il 2015. Si deve poi ricordare il caso degli enti che hanno dato corso nel 2015 a dismissioni societarie, non potendo però considerare la relativa entrata come rilevante ai fini del Patto, in ragione di una previsione normativa irragionevole e in contrasto con l'indirizzo generale perseguito in materia dal legislatore. Rimane irrisolto il problema degli enti il cui mancato rispetto del vincolo è dovuto essenzialmente alle regolazioni contabili tra Imu e Fondo di solidarietà comunale, contabilizzate nel 2015 ma relative a trattenute Imu per alimentazione del Fondo 2014, ma anche quello dei Comuni che si sono visti riconoscere lo sforamento del Patto in anni successivi, a seguito dell'insorgere di interpretazioni contrastanti delle norme recate da sentenze delle sezioni regionali della Corte dei conti riferite ad anni precedenti. La dimensione delle sanzioni è complessivamente contenuta (circa 90 milioni sulla base della regola vigente), ma di forte impatto sugli equilibri degli enti coinvolti: in particolare, in un terzo dei casi la sanzione supera il 15% delle entrate correnti dell'ente.
 

La proposta dell'Anci
La proposta dell'Anci, coerente con l'accordo dello scorso anno, prevede: l'abolizione della sanzione economica, per Province e Città metropolitane; l'abbattimento al 20% dello sforamento registrato nel caso dei Comuni, comunque nel limite del 2% delle entrate correnti; la cancellazione dei divieti di assunzione di personale e di ricorrere all'indebitamento per gli investimenti. Non si propone, quindi, un'eliminazione tout court delle sanzioni previste, che farebbe venir meno la funzione di tutela degli equilibri di finanza pubblica assegnata all'impianto sanzionatorio, ma si vogliono limitare gli effetti dirompenti e ingiustificati, rispetto al quadro sopra rappresentato, di un taglio di risorse che potrebbe pregiudicare la tenuta dei conti per gli enti coinvolti, che - va ricordato - nel 2016 operano in un contesto di blocco dei tributi. L'intervento sulle sanzioni 2015 appare quindi doveroso e urgente, in attesa di poter riprendere il confronto per una revisione generale dell'impianto sanzionatorio connesso al nuovo saldo di competenza in vigore dal 2016, al fine di renderlo più aderente alle nuove esigenze di controllo della finanza locale.

I rendiconti 2015 dovranno essere inviati tramite il Sirtel entro i ll 30 giugno per i comuni con più di 20mila abitanti, le province e città metropolitane ed entro il 15 luglio per i comuni fino a 19.999 abitanti. Con la deliberazione n. 12 del 29 aprile la sezione Autonomie la Corte di conti ha reso agli enti locali le modalità e i termini per la trasmissione dei dati del rendiconto dell'esercizio 2015.

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Rinvio dei bilanci, cresce il pressing pagina 21 pSale ancora la pressione sulla scadenza per i bilanci preventivi dei Comuni, che arriva oggi mentre sono molte le città, da Milanoa Torino, da Genova a Napoli, e le amministrazioni medio­piccole ancora senza bilancio.

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La scadenza fissata al 30 aprile per la deliberazione dei rendiconti 2015 e delle previsioni 2016 sta creando comprensibili difficoltà presso molti Comuni in relazione alla complessità degli adempimenti dovuti alla nuova contabilità. In diverse sedi il Governo ha però rappresentato la volontà di non procedere ad alcuna proroga.
L'Anci è intervenuta ieri sull'argomento con una lettera al Ministro Alfano, sottolineando l'esigenza di assicurare la flessibilità necessaria per lo svolgimento di un processo deliberativo complesso e delicato. Riportiamo in allegato il comunicato Anci reperibile anche all'indirizzo:
http://www.anci.it/index.cfm?layout=dettaglio&IdSez=821212&IdDett=55778.


Per quanto riguarda il bilancio di previsione, si ricorda che per il 2016 è sospesa la possibilità per i Comuni di prevedere aumenti delle aliquote dei tributi oltre i livelli deliberati per il 2015, ivi compresa l’istituzione di nuovi tributi (ad es. imposta di soggiorno); dal blocco è esclusa la TARI le cui tariffe potranno essere aumentate in coerenza con i costi del servizio riportati dal Piano economico finanziario.

Pertanto, necessariamente entro il 30 aprile 2016, i Comuni dovranno approvare in Consiglio:

1) il mantenimento della eventuale maggiorazione Tasi, entro il limite della misura applicata nel 2015 e solo per le fattispecie diverse da quelle abolite (co. 28 della Legge di stabilità 2016);

2) eventuali riduzioni di aliquote o ampliamento di agevolazioni tributarie. Si ricorda che sono escluse dal blocco le entrate di natura extratributaria, come il Cosap (canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche), ma non il canone di pubblicità, considerata dalla Corte Costituzionale entrata tributaria che quindi soggiace al blocco;

3) le delibere tariffarie TARI, che – nel caso di non disponibilità del Piano finanziario del servizio di gestione rifiuti urbani relativo al 2016 – potranno essere aggiornate successivamente entro il termine del 31 luglio, attualmente previsto per la salvaguardia degli equilibri di bilancio (art. 193, co.3 TUEL), al fine di ottemperare all’obbligo di integrale copertura dei costi del servizio.

Si coglie inoltre l’occasione per ricordare che sul sito dell’Ifel sono stati recentemente pubblicati i dati relativi al FSC 2016 oltre ad una nota esplicativa delle varie componenti di entrata dei Comuni da utilizzare per la predisposizione del bilancio di previsione (http://www.fondazioneifel.it/in-evidenza/item/3489-risorse-standard-e-calcolo-fsc-2016).

Un successivo riparto di una quota di 75 milioni è previsto di massima entro luglio, sulla base di informazioni più complete sui dati di riscossione Tasi 2015 sull’abitazione principale e dell'aggiornamento delle banche dati del Mef  per la ripartizione di contributi minori (concordati, comodati ecc.).

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