Ultimo aggiornamento 27.02.2026 - 9:42
Amministratore IFEL2

Amministratore IFEL2

Il “Vademecum per favorire una migliore conoscenza delle terre pubbliche dei Comuni - focus sui terreni in stato di abbandono”, a cura del gruppo di coordinamento del Progetto SIBaTer- Supporto Istituzionale alla Banca delle Terre, è uno dei prodotti/servizi realizzati da ANCI-IFEL, a valere sul Programma Azione Coesione Complementale (POC) al PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020, a supporto dei Comuni delle 8 Regioni del Mezzogiorno, per lo svolgimento delle attività di censimento di terreni e aree dismesse in stato di abbandono presenti sul proprio territorio, al fine di assegnarli in concessione - previa procedura di evidenza pubblica - per la realizzazione di progetti di valorizzazione proposti da soggetti in età 18-40 anni.

Il Vademecum è stato predisposto pensando al fabbisogno di conoscenza e prima informazione da parte del personale e degli uffici comunali coinvolti nelle attività di censimento, ma al contempo traccia un quadro completo di tutte le attività propedeutiche alla realizzazione di un vero e proprio piano di gestione e valorizzazione del patrimonio comunale di immobili e di terre.

La prima parte del volume è dedicata al censimento del patrimonio pubblico immobiliare e di terre, che è la prima fase di ogni processo di valorizzazione di immobili e terre di proprietà comunale, connessa alle necessarie esigenze di conoscenza da parte del Comune degli assets potenzialmente interessati da provvedimenti concessori a terzi. Questa sezione è arricchita, inoltre, da un focus sulle specificità del censimento di terre in stato di abbandono e da schede per l’identificazione e il censimento di terre e immobili. +

Nella seconda parte del Vademecum è illustrato il panorama delle Banche della terra, istituite ad oggi sia a livello nazionale che regionale, strumenti di mobilità fondiaria che mirano -prevalentemente attraverso la concessione in uso/locazione/affitto del terreno- al “recupero” delle terre abbandonate e non utilizzate, non solo per contenere il degrado ambientale, ma anche per promuovere la realizzazione e la tutela degli interessi sociali, economici e ambientali delle comunità rurali di riferimento del territorio.

 

Investire sulla coesione del sistema urbano e territoriale italiano deve essere un obiettivo centrale nel prossimo ciclo di programmazione dei fondi europei 2021-2027. All’Italia serve una dose massiccia di investimenti per recuperare produttività e diffondere innovazione tecnologica ed organizzativa ma anche per dare nuova qualità al lavoro umano e salvaguardia all’ambiente naturale”. Lo ha detto il direttore di IFEL Pierciro Galeone aprendo i lavori del convegno sulle politiche per l’Europa delle città e dei territori che Anci e IFEL hanno organizzato oggi in occasione della festa dell’Europa.

Secondo Galeone va costruita “una prospettiva di sviluppo sostenibile che ha bisogno di coesione urbana e territoriale, cioè di una crescita equilibrata del tessuto delle città (grandi, medie e piccole) e del loro rapporto con il territorio”. “Investire sul policentrismo italiano – ha aggiunto – vuol dire evitare tre nemici della coesione e della sostenibilità: la congestione dei grandi centri, l’isolamento di quelli minori, l’abbandono dei territori. Servono aree metropolitane attraenti e innovative ma al servizio dei territori; reti di città medie caratterizzate da alta qualità della vita e efficiente mobilità urbana e interurbana; centri minori connessi alle reti della protezione ambientale e del turismo sostenibile”.

Durante il convegno, partendo dalle esperienze in corso riconducibili a vario titolo ad un’agenda urbana (come il PON Metro, gli assi urbani dei POR, i patti per le città, il piano città, il bando sulle periferie, ecc.) si è cercato di capire come definire gli ambiti di intervento territoriale del prossimo ciclo di investimenti europei, tenendo conto anche delle esigenze dell’aree periferiche, non-urbane, rurali e\o interne, così come trattate nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne, degli interventi promossi nei partenariati locali del fondo di sviluppo rurale o di altre misure della politica ordinaria.

Da parte sua Micaela Fanelli, rappresentante Anci nell’Agenzia di Coesione, ha evidenziato come “l’Associazione si è battuta in sede Ue per avere politiche rivolte anche a piccoli comuni raggiungendo, all’interno del nuovo ciclo finanziario, un appostamento certo di risorse, un miliardo e mezzo se l’attuale stima viene rispettata e ottenuto che sia al centro del nuovo fondo di sviluppo regionale”.A suo parere si tratta “di un grande risultato ottenuto dal Comitato delle Regioni e che va difeso anche dopo queste elezioni europee”. Per questo motivo “va creato un sistema tra Stati per interpretare le politiche rivolte ai piccoli comuni non solo come politiche tradizionali, ma che riescano a mettere al centro le comunità progettando un modo nuovo che renda le politiche Ue più coerenti con quelle nazionali di coesione per aiutare al meglio i territori”.

Comunicato Anci

Nella Conferenza Stato Città di oggi, 24 aprile 2019, convocata su richiesta dell’Anci, è stata comunicata l’ulteriore proroga per l’approvazione del bilancio di previsione 2019-2021 al 31 luglio per i Comuni in pre-dissesto interessati dagli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 18 del 2019.

E’ stata comunicata la proroga per i Comuni colpiti dal sisma 2016

  • al 30 aprile 2019 per la certificazione del saldo finale di competenza 2018;
  • al 31 maggio 2019 per la restituzione del questionario fabbisogni standard di cui all'art. 5, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 26 novembre 2010, n. 216 e successive modificazioni;
  • al 30 giugno 2019 per l’approvazione del rendiconto della gestione 2018.

Con decreto dei ministeri dell’Interno e dell’Economia e finanze verranno disposte a breve tali proroghe.

Molto attesa era la soluzione del rinvio della contabilità economica patrimoniale per i Comuni fino a 5mila abitanti, in scadenza con il rendiconto 2018, il prossimo 30 aprile. Nella seduta odierna è stata ribadita e confermata la volontà del Ministero dell’economia e delle finanze di prorogare di un anno la presentazione dei documenti contabili economico-patrimoniali. Purtroppo però la norma che formalizzerà tale proroga sarà presentata solo con un decreto ad hoc, oppure in sede di conversione di uno dei provvedimenti di prossimo esame parlamentare, e pertanto, entrerà in vigore successivamente al termine del 30 aprile.

La Vice Ministra Castelli ha espressamente rassicurato la delegazione Anci, garantendo che i Prefetti non interverranno nelle more dell'approvazione dei rendiconto da parte degli enti interessati e dell'emanazione della norma di rinvio della contabilità economico patrimoniale.

Continuano a pervenire dai Comuni numerosi segnali di allarme per il primo degli adempimenti introdotti dalla legge di bilancio 2019 a garanzia del rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali.

Si tratta del nuovo obbligo di comunicazione alla PCC dell’ammontare complessivo dello stock di debiti commerciali residui scaduti e non pagati al 31 dicembre 2018, da effettuarsi entro il 30 aprile 2019.

L’allarme nasce dalla constatazione, tramite le nuove funzionalità disponibili in PCC dallo scorso 1° aprile, di ampi scostamenti fra l’ammontare del debito rilevato dalla piattaforma e l’importo risultante dalle evidenze contabili dell’ente. La PCC, inoltre, offre la possibilità di scaricare l’elenco delle fatture che al 31 dicembre 2018 risultano scadute e non pagate in modo tale che gli enti possano procedere con l’allineamento delle informazioni registrate in piattaforma alle scritture contabili. Si tratta di centinaia, a volte migliaia, di fatture sulle quali occorre intervenire ed è evidentemente impossibile, almeno nella maggioranza dei casi, effettuare operazioni di allineamento efficaci entro il 30 aprile.

Al riguardo va chiarito che non vi è coincidenza tra il termine entro cui comunicare l’ammontare del debito (30 aprile 2019) e la scadenza entro cui allineare le informazioni registrate in PCC rispetto alle evidenze contabili (31 dicembre 2019).

Come già evidenziato nella Nota IFEL dello scorso 11 aprile, infatti, la comunicazione del debito ex comma 867 ha l’obiettivo di “chiarire l’effettivo stato di popolamento della PCC” e di indurre, “a fronte di uno scarto fra il valore dello stock del debito rilevato da PCC e il valore calcolato dagli uffici comunali”, l’aggiornamento delle informazioni sulle fatture pagate, al fine di sanare lo scostamento.

Un chiarimento a parte va fatto sugli aspetti legati alla sanzione comminata agli enti che non adempiono all’obbligo di comunicazione del debito alla PCC. Il comma 868 della legge di bilancio 2019 afferma che “a decorrere dal 2020, gli obblighi di accantonamento al “Fondo di garanzia debiti commerciali”, calcolato secondo il parametro massimo del 5% degli stanziamenti di spesa per acquisto di beni e servizi, si applicano anche alle amministrazioni pubbliche che non hanno trasmesso alla PCC le comunicazioni di cui al comma 867”. Sul punto occorre evidenziare che se, da un lato, il Legislatore afferma che gli enti che non dimostrano una riduzione del 10% dell’ammontare del debito commerciale residuo rilevato a fine 2019 rispetto all’importo rilevato al 31 dicembre 2018, incorrono nell’obbligo del nuovo accantonamento nella misura massima, dall’altro, lo stesso Legislatore, non afferma, nemmeno indirettamente, che la percentuale del 10% si debba calcolare utilizzando l’informazione sul debito comunicata dall’ente ai sensi del comma 867.

Viceversa, appare chiara l’intenzione di volere assegnare alla PCC il ruolo di base informativa unica per la rilevazione degli indicatori necessari per il monitoraggio dei tempi di pagamento dei debiti commerciali della PA. Si deve ritenere che ciò valga anche per l’importo del debito commerciale residuo al 31 dicembre 2018 che sarà rilevato dalla PCC alla fine del 2019, quando le informazioni registrate in piattaforma dovranno risultare allineate ai sistemi contabili degli enti.

Invitiamo dunque i Comuni a procedere con l’adempimento di cui al comma 867, trasmettendo l’informazione sull’ammontare del debito così come risultante dalle scritture contabili, senza condizionare tale comunicazione alla bonifica delle registrazioni in PCC e con la consapevolezza che il debito al 31 dicembre 2018, rilevato dalla PCC al termine del 2019, terrà conto di eventuali aggiustamenti che saranno apportati durante la più ampia fase di bonifica.

Riteniamo, inoltre, che lievi ritardi rispetto alla scadenza prevista del 30 aprile 2019, in considerazione della complessità delle operazioni da svolgere, non possano costituire condizione tale da fare scattare le sanzioni di cui al comma 868.

Resta fermo, ovviamente, l’impegno di ANCI e di IFEL per assicurare, d’intesa con la Ragioneria Generale dello Stato, interventi specifici di facilitazione delle attività di bonifica dei dati della PCC, sia pre- che post-SIOPE+, al fine di consentire la corretta applicazione delle disposizioni recentemente introdotte, sulle quali, in ragione delle critiche più volte espresse, ci auguriamo possano intervenire conseguenti modifiche.

Una delle novità contrattuali più significative del contratto collettivo nazionale del comparto funzioni locali 2016-2018, è l’individuazione di un’area delle posizioni organizzative con contorni giuridici molto simili alla dirigenza.

A queste posizioni è dedicato il nuovo Quaderno operativo Anci (scaricabile nella sezione documenti e pubblicazioni) che analizza la questione fornendo un modello, esemplificativo e non esaustivo, delle scelte organizzative possibili e finalizzate alla valorizzazione dei nuovi strumenti contrattuali. Ricordando che l’adeguamento alla nuova disciplina in materia di posizioni organizzative va fatto entro il 2O maggio prossimo, il Quaderno Anci sottolinea come con queste nuove posizioni organizzative gli enti locali avranno uno strumento in più per potenziare la componente retributiva delle posizioni organizzative legata al raggiungimento dei risultati.

In termini concreti, il nuovo contratto offre maggiore autonomia organizzativa agli Enti e la possibilità di valorizzare, premiandola anche economicamente, l’assunzione di responsabilità da parte di quelle figure professionali connotate da autonomia gestionale e alta professionalità.

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