Ultimo aggiornamento 27.02.2026 - 20:25
Amministratore IFEL2

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La nuova edizione del catalogo raccoglie tutte le pubblicazioni realizzate dalla Fondazione IFEL nel corso della sua storia e ha l'obiettivo di dare una rappresentazione del patrimonio di conoscenze che la Fondazione mette a disposizione dei Comuni, dei cittadini e delle istituzioni. Rispetto alle scorse edizioni è stata inserita anche la sezione dedicata ai quaderni di ricerca prodotti dalla fondazione nel corso della sua storia.

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Il D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 156, a partire dal 1° gennaio 2016, estende l’istituto tributario del reclamo/mediazione - obbligatorio per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro - anche alle controversie aventi ad oggetto la contestazione degli atti emanati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, dagli Enti locali, dagli Agenti della riscossione e dai soggetti iscritti all’albo di cui all’art. 53 del D.Lgs. n. 446/1997, nonché alle controversie catastali cd. individuali, anche se di valore indeterminato. Il presente volume si propone di analizzare ed illustrare all’operatore comunale i nuovi istituti deflattivi del  contenzioso tributario per una più efficace azione di riscossione.

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Si comunica che a seguito dell’emanazione del decreto legge n.8 del 2017 (recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017), pubblicato nella G.U. n.33 del 9 febbraio u.s., il termine per l’adesione alla definizione agevolata delle ingiunzioni di pagamento risulta prorogato al 31 marzo 2017 per tutti gli enti locali.

L’art.11, co.14, del decreto legge ha, infatti, modificato l’art.6-ter del Dl 193/2016 prevedendo che i Comuni possono stabilire l'esclusione delle sanzioni dovute con riferimento alle entrate non riscosse a seguito di ingiunzioni di pagamento entro il termine fissato per la deliberazione del bilancio di previsione degli enti locali per l’esercizio 2017 (attualmente il 31 marzo 2017).

Come richiesto dall’ANCI, tale modifica concede più tempo – rispetto al termine originario ormai scaduto del 1° febbraio u.s. – per valutare l’eventuale equiparazione di trattamento tra le posizioni debitorie dei contribuenti oggetto di ingiunzioni e quelle oggetto di riscossione coattiva tramite ruolo, per le quali, secondo i criteri di cui all’articolo 6 del decreto 193/2016, la definizione agevolata opera obbligatoriamente.

Al fine di agevolare le attività dei Comuni ripubblichiamo due schemi deliberativi (una deliberazione consiliare e un regolamento), unitamente ad una nota di approfondimentodisponibili anche nella sezione Documenti e pubblicazioni.

Il sistema bancario locale è costituito dall’insieme delle banche che operano in un determinato territorio e svolge un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo produttivo e finanziario di un Paese. L’analisi della presenza e della diffusione degli sportelli bancari permette di comprendere molti aspetti legati allo sviluppo economico delle realtà locali. Il numero totale degli sportelli bancari presenti sul territorio italiano è di 30.725, pari al 71,4% delle amministrazioni comunali italiane (Tab. 1). La diffusione maggiore, in termini di comuni bancati sul totale delle realtà locali regionali, si osserva principalmente nelle regioni centro-settentrionali, dove generalmente si registrano percentuali superiori alla media nazionale. I valori più elevati si riscontrano nelle amministrazioni dell’Emilia-Romagna, della Toscana e del Veneto, tutte al di sopra del 90%. Al contrario meno della metà delle realtà locali di Valle d’Aosta, Calabria e Molise ospita nel proprio territorio almeno uno sportello bancario: tra queste il valore più basso si osserva in Molise, dove gli sportelli bancari sono localizzati solamente nel 33,8% dei comuni.

In valori assoluti, il maggior numero di sportelli bancari si ha nei comuni lombardi, dove se ne contano 6.004; mentre le amministrazioni valdostane, con un totale di 95 sportelli, sono le realtà con il dato più basso.

Il rapporto tra il numero degli abitanti e quello degli sportelli permette di calcolare la densità dei servizi bancari: rispetto alla media nazionale di 1.906 abitanti per sportello, le realtà centro-meridionali presentano i valori più elevati, con i comuni campani, siciliani, pugliesi e calabresi che superano i 3.000 fruitori per sportello. Al contrario, le amministrazioni settentrionali, situate in Valle d’Aosta e in Trentino-Alto Adige, presentano le densità più basse, rispettivamente pari a 1.050 e 1.137 abitanti per sportello bancario.

Tabella1 Scheda58


La rappresentazione cartografica, relativa alla densità degli sportelli bancari, mostra un Paese diviso in due (Graf.1). Nelle regioni centro-settentrionali si concentrano i comuni con un bacino di utenza inferiore al dato nazionale (1.906 abitanti per sportello). Scendendo verso il sud della penisola, a partire dai comuni situati nel Lazio meridionale,  i valori aumentano in modo generalizzato con alcune eccezioni localizzate principalmente nelle due isole maggiori. I comuni che non presentano alcuno sportello bancario sono particolarmente concentrati nei territori montani nord-occidentali e in alcune zone del Friuli-Venezia Giulia. Al centro-sud, invece, queste realtà sono situate lungo l’arco appenninico in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata meridionale e Calabria.

Figura 1Scheda58

Nell’ambito delle caratteristiche degli assetti lavorativi, una prima informazione disponibile attiene ai giorni non lavorati per motivo di assenza. Le Tabelle 1 e 2 riepilogano le risultanze per le annualità 2014, ultimo anno disponibile, e il 2008. I giorni, espressi in valori annui pro capite, vengono suddivisi per motivazione e per genere e attengono il solo personale non dirigente. È presente altresì nella tavola la distinzione per categorie economiche e l’indicazione delle giornate di formazione.

Tabella 1 Giorni non lavorati dal personale comunale non dirigente (valori pro capite), per motivo di assenza, 2008

Tab 1 scheda 38


 

Emerge che nel 2014, in complesso, per il personale non dirigente i giorni non lavorati ammontano a poco meno di 50 pro capite annui, con un differenziale di circa 6 unità fra uomini e donne, a favore di quest’ultime, in larga misura riconducibile alle assenze per congedo parentale e maternità. Questa naturale divaricazione spinge a ricordare come la sola osservazione di dati forniti in forma aggregata possa essere fuorviante in queste analisi, in quanto il dato complessivo può sensibilmente risentire di diverse composizioni per genere.

Premesso ciò, la motivazione principale delle giornate non lavorate si riferisce alle ferie, che concorrono per poco meno di 30 giornate, con intensità analoga fra generi ed anche lungo le quattro categorie di inquadramento. Come seconda motivazione appare quella per malattia. Emerge qui una regolarità che caratterizza quasi sempre questa statistica. All’innalzarsi dell’inquadramento, da A verso D, le assenze per malattia tendono a diminuire da 13,8 giorni sino a poco più di 6,8. Qualcosa di simile avviene anche per le “altre assenze”.

Rispetto al 2008, si osserva poi, a fronte di un lieve aumento dei giorni non lavorati (48,2 nel 2008 e 49,2 nel 2014) principalmente ascrivibile alle ferie, una riduzione delle giornate di malattia, che passano da 10,3 a 9,4.
Questo dato risulta di particolare interesse se letto in relazione ai provvedimenti legislativi varati negli ultimi anni in materia di assenze. A partire dal 2008 si è riacceso infatti un vivace dibattito sul tema dell’assenteismo che ha avuto una prima manifestazione - nel giugno dello stesso anno - con il decreto legge 112 (convertito con modificazioni dalla L. 133/2008), provvedimento che ha cercato di segnare una netta cesura rispetto alla precedente normativa. Questo cambio di passo si è manifestato da un lato attraverso il riconoscimento nei primi dieci giorni di assenza per malattia del solo trattamento economico fondamentale (con esclusione quindi di ogni altra indennità o trattamento economico accessorio), e dall’altro attraverso l’inasprimento delle fasce di reperibilità per i controlli da parte delle strutture sanitarie competenti .
A riguardo, i dati comunali 2014 si confrontano quindi con un’annualità già assestata al nuovo regime, in quanto il 2008 dovrebbe già scontare un’effettiva riduzione dei giorni di assenza, riflettendo con molta probabilità l’effetto dei primi mesi di applicazione della nuova normativa.
Ritornando poi alle evidenze empiriche presentate nelle tavole, un ultimo aspetto attiene le giornate di formazione, per le quali si osserva invece una riduzione, da circa una giornata e mezzo nel 2008 a poco meno di una giornata nel 2014. Questo in parte spiegabile con la stretta sulle spese di formazione, prevista dal D.L. 78/2010, che fissa tale tipologia di spesa al 50% del valore sostenuto nel 2009.

Tabella 2 Giorni non lavorati dal personale comunale non dirigente (valori pro capite), per motivo di assenza, 2014

Tab 2 scheda 38


Una volta individuate le principali componenti delle giornate di assenza, un’altra modalità di analisi del fenomeno è rappresentata dei tassi di assenteismo, più comunemente detti tassi di gravità. È consuetudine infatti rapportare le giornate non lavorate (depurate dalla ferie) ai giorni lavorabili in un anno.

La Tabella 3 presenta il risultato di tale indicatore nelle due annualità di riferimento, confrontando i tassi di gravità non solo sul dato aggregato, ma per ciascuna delle principali motivazioni.
Emerge una sostanziale stabilità del tasso di gravità complessivo, con i valori 2014 praticamente analoghi a quelli osservati sul 2008, e con una parziale ricomposizione delle motivazioni: nel 2014 si evidenzia infatti, rispetto al 2008, un maggior contributo dei congedi parentali e delle altre assenze, controbilanciato da un più basso contributo della malattia.

Tabella 3 Tassi di gravità del personale non dirigente, per motivo di assenza, 2008/2014

Tab 3 Scheda 38

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