Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del Progetto IFEL Europa, attraverso il quale IFEL dal 2024 promuove un insieme di studi e ricerche finalizzate a indagare e discutere i contenuti del futuro Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea 2028-2034, con particolare riguardo alle politiche europee di maggiore impatto per il territorio.
L’affondo sul tema dell’Affordable Housing segue la realizzazione, agli inizi del 2025, di un Working paper dedicato al dibattito europeo sulle nuove priorità della coesione (difesa comune, competitività, casa, acqua, energia) e di un successivo documento, intitolato “Bussola per la coesione territoriale – Una mappa per orientarsi sulle nuove priorità della UE” che ha offerto una lettura analitica di scenari e strumenti di intervento a disposizione dei governi locali nell’ambito del nuovo Bilancio UE post 2027. Ambedue i documenti sono disponibili sul sito della Fondazione.
Nel nuovo Dossier vengono illustrati i risultati della riprogrammazione di medio termine dei programmi 20212027 della coesione, con il dettaglio regionale degli investimenti indirizzati all’Affordable housing. Si riferisce, inoltre, della riprogrammazione che ha riguardato anche il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), la gamba nazionale di questa politica, con l’indicazione delle risorse indirizzate alla Housing nell’ambito degli Accordi già stipulati con Regioni e Province Autonome. Si dà conto poi dell’European Affordable Housing Plan, messo in campo dalla Commissione UE a dicembre 2025 ed oggi in fase di implementazione, e delle altre iniziative adottate in tempi recenti dall’UE.
Il Presidente IFEL Alessandro Canelli: ”I Leps partano dai bisogni effettivi e non dalle risorse date”.
In media gli italiani vivono circa 25 anni con limitazioni, patologie croniche e disabilità. E’ quanto emerge daIla quarta edizione del volume “Salute e territorio. I servizi sociosanitari dei Comuni italiani”, rapporto realizzato da IFEL con la collaborazione di Federsanità e presentato in questi giorni con svariati appuntamenti sui territori. Secondo lo studio la spesa sociale in Italia, al netto delle pensioni, ammonta a poco più di 112,8 miliardi di euro, mentre quella socio-sanitaria raggiunge i 47,3 mld.
“Il rischio dei Leps - commenta il Presidente di IFEL Alessandro Canelli - è che questi siano fissati partendo dalle risorse date e non dai bisogni effettivi. Su questo si vedano le proposte Anci presentate qualche giorno fa. La tenuta del sistema nazionale richiede un riassetto della spesa non solo rispetto alle prestazioni ma anche nelle articolazioni della spesa stessa per livelli di governo e soprattutto negli spazi di innovazione e monitoraggio-valutazione dei risultati e degli impatti”.
Per approfondire: Salute e territorio. I servizi sociosanitari dei comuni italiani - Rapporto 2026.
Leggi gli articoli del 26 giugno 2026 in allegato
Le città italiane sono tornate al centro delle politiche pubbliche. Non solo come luoghi da trasformare, ma come spazi in cui si concentrano le grandi sfide del presente. Casa, mobilità, inclusione, clima, servizi, disuguaglianze, qualità dello spazio pubblico. Negli ultimi quindici anni programmi europei, politiche nazionali, PNRR e strategie regionali hanno moltiplicato risorse e strumenti. Ma più risorse non significano automaticamente più governo. Il punto decisivo è capire come questa pluralità di interventi possa diventare una visione coerente di città. È qui che entrano in gioco i Comuni. Sono il livello istituzionale in cui politiche diverse si incontrano, si sovrappongono, si adattano ai bisogni locali. Sono il luogo in cui fondi, vincoli, scadenze, urgenze sociali e strategie di lungo periodo devono trovare una composizione.
Il Rapporto IFEL “Ricomporre visioni di città” parte da questa tensione: guarda alle città non come semplici destinatarie di finanziamenti, ma come soggetti chiamati a costruire senso, priorità e direzione. Dopo l’analisi condotta sulle città di Andria, Bari, Brescia, Crotone, Cuneo, Empoli, Firenze, Livorno, Messina, Novara, Perugia, Pistoia, Savona, Taranto e Trieste, il nuovo Rapporto approfondisce altre nove esperienze urbane: Bologna, Parma, Modena, Firenze, Livorno, Pistoia, Napoli, Benevento e Salerno.
Nove città diverse, tre contesti regionali, una stessa domanda di fondo. Come si trasformano politiche frammentate in un progetto urbano riconoscibile?
La risposta non è lineare, perché il governo urbano si muove dentro tensioni sempre più evidenti. Tra la necessità di visioni di medio-lungo periodo e la pressione dei tempi di attuazione. Tra problemi urbani integrati e strumenti spesso frammentati. Tra responsabilità crescenti dei Comuni e capacità amministrative da rafforzare. Tra conoscenza, dati e qualità democratica delle decisioni pubbliche. È dentro questi trade-off che si giocherà il futuro delle politiche urbane.