Ultimo aggiornamento 02.03.2026 - 11:04
Amministratore IFEL2

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Via libera della Conferenza Stato-Città a maggiori investimenti in edilizia scolastica. È stato approvato nella riunione del 14 aprile il DPCM che assegna a oltre 1500 enti locali, in massima parte comuni, 480 milioni di euro di maggiori spazi di investimento per edilizia scolastica.

Viene cosi attuata una importante previsione della Legge di stabilità che permette di escludere dagli obblighi di pareggio del bilancio 2016 consistenti quote di spese di investimento degli enti locali per la manutenzione, la messa in sicurezza e la realizzazione di scuole dell’infanzia, elementari, medie e superiori in tutto il territorio nazionale.

Sono state accolte richieste relative a più di 3.500 progetti di investimento, di cui 285 per l’intero importo richiesto (circa 180 milioni di euro), riguardanti opere già avviate nelle precedenti fasi dei programmi di sostegno dell’edilizia scolastica, e oltre 3.200 nuovi progetti per il 44% circa dell’importo richiesto, pari a ulteriori 378 milioni.

Nel complesso i comuni potranno utilizzare, nel 2016, spazi finanziari aggiuntivi per quasi 400 milioni di euro, a sostegno di lavori, programmati o in fase di realizzazione, diffusi nei territori.

Tabella 1. Ripartizione spazi finanziari concessi per tipologia di ente

Oltre il 60% degli importi assegnati ai comuni si riferiscono a enti del Nord Italia. Si segnala, tuttavia, la buona performance dei comuni del Centro e del Sud (rispettivamente il 15 e il 23 % circa delle assegnazioni). È, inoltre, nei comuni del Centro che si evidenzia il maggior importo medio di spazi finanziari concessi (345mila euro), mentre nei comuni del Nord l’importo medio scende a 255mila euro.

Tabella 2. Ripartizione spazi finanziari concessi per macro area regionale di appartenenza dei comuni

Rispetto alla ripartizione per taglia demografica, nei comuni fino a 5mila abitanti si concentra il maggior numero di enti beneficiari (43% del totale). Va segnalato il dato dei comuni con meno di 1.000 abitanti, chiamati per la prima volta a confrontarsi con i vincoli di finanza pubblica. È invece nei comuni con popolazione compresa tra i 5.001 e i 10mila abitanti che si osserva il maggior ammontare di spazi finanziari concessi (90,5 milioni di euro, pari al 23% ca. del totale).Fonte: elaborazione Ifel su dati SMES

L’importo medio degli spazi finanziari concessi cresce all’aumentare della dimensione demografica dei comuni: nei comuni con meno di mille abitanti gli spazi finanziari concessi ammontano, mediamente, a poco meno di 63mila euro, mentre nei comuni con oltre 250mila abitanti tale valore supera i 5milioni di euro.

Tabella 3. Ripartizione spazi finanziari concessi per taglia demografica dei comuni

Sempre nella riunione del 14 aprile, la Conferenza Stato-Città ha approvato il DPCM che assegna, a 7 comuni, poco meno di 16 milioni di euro (rispetto ai 20 milioni di euro stanziati) di maggiori spazi di investimento per interventi di bonifica ambientale conseguenti ad attività mineraria. 

 

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Pagamenti della p.a. monitorati solo per un terzo degli uffici. Sono infatti 7.400 gli enti «attivi» sulla piattaforma per il monitoraggio dei crediti commerciali verso le pubbliche amministrazioni, con un tempo di pagamento medio di 44 giorni.

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All'appello mancano ancora due terzi dei circa 20 mila soggetti potenzialmente coinvolti, che il Governo conta di arruolare entro la fine di quest'anno. È questo uno degli obiettivi qualificanti del Documento di economia e finanza 2016 (Def), che fa il punto su uno dei capisaldi dei programmi di riforme dell'attuale esecutivo e di quelli precedenti, ossia l'accelerazione dei tempi con cui le pubbliche amministrazioni saldano le fatture a loro carico. Il Def si concentra sul bicchiere mezzo pieno, evidenziando come il tempo medio di pagamento sia abbastanza accettabile, specie se paragonato alle attese bibliche cui i fornitori erano costretti fino a pochi mesi fa: 46 giorni, che scendono a 44 per gli enti che intervengono su oltre il 75% delle fatture registrate a loro indirizzate. Questi ultimi, qualificati come attivi, sono, come si diceva, 7.400 e in alcuni casi pagano anche prima dei 30 giorni previsti dalle direttive europee. Anzi, come evidenzia il Def, a marzo 2016 i virtuosi sono saliti da 300 a 500. Ma il bicchiere è mezzo vuoto se si guarda alla restante platea degli enti «non virtuosi», che non registrano i loro dati in piattaforma, impedendo quindi di avere una visione esaustiva del quadro. Al riguardo, il Def fissa l'obiettivo di disporre delle informazioni di pagamento sul 90% delle fatture registrate entro la fine del 2016 e sul 99% entro il 30 giugno 2017. Considerando il numero delle amministrazioni coinvolte (circa 20 mila), il completamento dell'adesione al sistema e alla programmazione delle attività d'implementazione dei servizi - in coerenza con il piano di crescita digitale - dovrà avvenire entro dicembre 2016. Un ulteriore, importante contributo allo «sblocca-debiti» potrebbe arrivare grazie al superamento del Patto di stabilità interno, da sempre indicato come la principale causa dei ritardi e anche per questo cancellato dall'ultima manovra. In questa prospettiva, diventa essenziale, per evitare che ciò che è uscito dalla porta rientri dalla finestra, completare la modifica della legge attuativa del pareggio di bilancio (legge 243/2012). Al riguardo, la road map tracciata dl Def indica in luglio 2016 il termine per l'approvazione, da parte del Parlamento, del ddl varato nelle scorse settimane

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Un Comune su due continua a non rispettare le regole sui pagamenti alle imprese.

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In pratica su 117 Comuni capoluoghi di provincia, quasi la metà (45 per l'esattezza) salda le fatture oltre i trenta giorni previsti dalla legge, mentre uno zoccolo duro di 12 enti locali addirittura resiste a qualsiasi operazione ­verità e non comunica nulla sui tempi di attesa per i pagamenti. A tre anni di distanza dall'operazione sblocca­debiti il quadro dei ritardi a cui vanno incontro le aziende fornitrici della Pa è ancora fosco. Certo le fatture più vecchie sono state per la maggior parte smaltite, soprattutto nel 2014 (con un appesantimento dei tempi di pagamento). Ma i dati 2015 dimostrano che il problema dei ritardati pagamenti, che spesso è la causa primaria di tanti fallimenti aziendali, non si è affatto esaurito e, anzi, continua anche con i nuovi contratti. «Il Sole 24 Ore» ha stilato la classifica dei ritardi di tutti i Comuni capoluogo di provincia basandosi su un dato ufficiale: l'indicatore annuale di tempestività dei pagamenti che, in base alle norme sulla trasparenza, ogni amministrazione deve calcolare in modo uniforme e pubblicare sul proprio sito, entro il 31 gennaio di ogni anno. Rispetto alla stessa classifica elaborata lo scorso anno, (si veda «Il Sole 24 Ore» del 20 aprile 2015), la situazione è migliorata. Nel 2014 infatti erano 61 i Comuni che pagavano oltre i 30 giorni previsti per legge dal decreto contro i ritardi nei pagamenti. Nel 2015 il numero è sceso a 45. E, più in generale, le realtà che sono migliorate (in verde nella tabella a fianco) sono 65, contro i 41 in peggioramento (in rosso). In 18 capoluoghi poi le imprese possono addirittura contare su pagamenti in anticipo rispetto alle scadenze le proprie fatture (Verona la più veloce). Ma nulla è cambiato sul fronte dell'opacità: anche quest'anno sono 12, esattamente come lo scorso anno, i Comuni che a più di 40 giorni dalla scadenza non hanno ancora reso nota la propria puntualità. Solo due sono ""recidivi"": si tratta di Aosta e Cosenza. Tutti, con questo ""trucchetto"" ottengono anche il paradossale beneficio di immagine di non figurare nell'elenco dei cattivi pagatori. Tra chi ­ correttamente ­ dichiara i tempi (anche se a volte con ritardo, persino nell'aggiornamento) le attese restano pesanti: il 48% infatti supera i 30 giorni in media. In testa all'elenco quest'anno c'è il comune di Benevento, passato dal secondo al primo posto dei ritardatari: un'impresa qui attende in media otto mesi ­ 244 giorni­ per vedersi riconosciute le spettanze (si veda l'articolo in basso). Non cambia molto a Potenza, che con i suoi 224 giorni di ritardo conquista il poco invi­diabile secondo posto, anche se può comunque contare su una forte riduzione (115 giorni in meno) rispetto al 2014. Seguono, distaccati, Pescara, Terni, Isernia e Ascoli Piceno. La black list dei cattivi pagatori comprende anche alcune città di primo piano: Roma (57,5 giorni), Reggio Calabria a quota 93, ma in forte recu­pero (si veda l'articolo in basso), Campobasso (87) e Perugia (74). Dietro a queste lentezze non c'è solo l'inefficienza della macchina burocratica o la crisi di liquidità degli enti: a volte, a rallentare la liquidazione contribuiscono i ritardi con cui vengono trasferiti i fondi ai Comuni, oppure i vincoli del patto di stabilità che, almeno prima della riforma 2016, impedivano di pagare i fornitori anche a chi aveva risorse in cassa.
Le sanzioni in arrivo L'indicatore di tempestività dei pagamenti non ha avuto finora vita facile. Previsto dal decreto trasparenza (Dlgs 33/2013) è stato rafforzato nel 2014, collegandolo a precise sanzioni. In pratica, tutti gli enti che nel 2014 mostravano un indice superiore ai 90 giorni si sono visti bloccare le assunzioni. Ma la Corte costituzionale ha spazzato via questa norma (si veda «Il Sole 24 Ore del 23 dicembre 2015») in senso retroattivo. Di fatto depotenziando lo strumento. Ora però le cose stanno di nuovo per cambiare. Uno dei decreti attuativi della riforma Madia, quello sulla trasparenza, introduce una nuova sanzione, stavolta pecuniaria. Chi dimentica di pubblicare sul sito «i dati sui pagamenti» rischia una ammenda che parte da 500 ma può arrivare fino a 10mila euro. Chissà se, almeno per la sanzione, il pagamento sarà più veloce.

 

Le FAQ, insieme allo schema di regolamento TARI predisposto nell'ambito dello stesso progetto,vogliono offrire ai comuni uno strumento operativo per la gestione dell'intero ciclo di vita del tributo

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Per rispondere ai quesiti degli oltre 700 utenti che hanno partecipato al ciclo di webinar dedicato al regolamento sulla TARI (qui i materiali), abbiamo predisposto delle FAQ che si soffermano, in particolare, i termini di versamento della TARI e i termini di prescrizione dell’attività di accertamento e di riscossione coattiva.

Le FAQ, insieme allo schema di regolamento TARI predisposto nell'ambito dello stesso progetto,vogliono offrire ai comuni uno strumento operativo per la gestione dell'intero ciclo di vita del tributo.

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