Considerando l'incidenza delle imprese attive in un determinato settore economico in un dato comune rapportata al totale delle imprese attive nel comune stesso, si misura l'indice di specializzazione economica. Un comune può essere definito "specializzato" se tale rapporto risulta maggiore dello stesso rapporto calcolato a livello nazionale .
L'analisi è stata svolta relativamente ai tre settori economici: primario (o agricolo), secondario (o industriale) e terziario (i servizi). Le realtà comunali italiane, complessivamente, manifestano una vocazione imprenditoriale agricola: sono 4.753 le realtà in cui prevale tale specializzazione, il 58,7% del totale. Segue il settore industriale che prevale in 2.540 realtà locali e quello dei servizi in 799 comuni (rispettivamente il 31,4% e il 9,9% del totale).
Il tasso migratorio nei comuni italiani registrato nel 2012 è mediamente pari a +3,96 per mille abitanti, molto più elevato di quello rilevato nel 2002 (+0,71 per mille abitanti). Ciò sta a significare che il numero degli iscritti all'anagrafe supera, in media, il numero delle cancellazioni.
Nelle regioni dell'Italia centro settentrionale sono localizzati i comuni che risentono maggiormente del fenomeno migratorio, registrando valori generalmente superiori (o comunque di poco inferiori) al dato medio nazionale.
Sono 5.569 i comuni che nel paese sono a rischio idrogeologico, il 68,8% delle amministrazioni italiane. Più del 50% sono localizzati nelle regioni settentrionali, circa il 30% in quelle meridionali e meno del 20% in quelle centrali.
In valori assoluti il dato più elevato si registra in Piemonte dove 1.043 comuni presentano nel proprio territorio aree considerate a rischio. Segue la Lombardia con 912 amministrazioni. All'opposto il minor numero di comuni a rischio idrogeologico è localizzato in Puglia e in Sardegna (rispettivamente 48 e 42) le cui amministrazioni registrano, inoltre, in termini relativi, le percentuali più contenute: solo il 18,6% delle realtà pugliesi e l'11,1% di quelle sarde presentano sul territorio aree a rischio idrogeologico.
Complessivamente i valori medi rilevati per le diverse classi di ampiezza dei comuni differiscono poco da quelli medi nazionali. In particolare per quanto riguarda celibi/nubili e divorziati, la percentuale sul totale della popolazione, per tutte le taglie demografiche, è in linea alla media nazionale. L'indice più elevato è comunque registrato, per entrambe la variabili, nelle città con oltre 250mila abitanti. Anche per quel che riguarda i coniugati le percentuali, che oscillano tra un minimo del 46,5% dei comuni di dimensione maggiore ad un massimo del 50,3% dei comuni con popolazione compresa tra i 10mila e i 20mila abitanti, sono prossime al valore medio nazionale pari al 49,3%. Nelle realtà locali più piccole, con meno di 2mila abitanti si concentra la più alta percentuale di vedovi, pari al 9,1%.
Complessivamente i valori medi rilevati per le diverse classi di ampiezza dei comuni differiscono poco da quelli medi nazionali. In particolare per quanto riguarda celibi/nubili e divorziati, la percentuale sul totale della popolazione, per tutte le taglie demografiche, è in linea alla media nazionale. L'indice più elevato è comunque registrato, per entrambe la variabili, nelle città con oltre 250mila abitanti. Anche per quel che riguarda i coniugati le percentuali, che oscillano tra un minimo del 46,5% dei comuni di dimensione maggiore ad un massimo del 50,3% dei comuni con popolazione compresa tra i 10mila e i 20mila abitanti, sono prossime al valore medio nazionale pari al 49,3%. Nelle realtà locali più piccole, con meno di 2mila abitanti si concentra la più alta percentuale di vedovi, pari al 9,1%. Nelle successive classi di ampiezza, anche in questo caso, il dato non si discosta da quello rilevato a livello nazionale. Mediamente più del 41% della popolazione residente è celibe o nubile. Le percentuali più elevate si riscontrano nei comuni del Trentino - Alto Adige (46,3%) e della Sardegna (44,6%), seguiti da quelli della Campania (43,4%), del Lazio, della Valle d'Aosta, della Calabria e della Sicilia (tutti superiori al 42%). Valori pari o superiori alla media nazionale si registrano anche nei comuni lombardi, veneti e pugliesi. I coniugati nel nostro paese non rappresentano neppure il 50% della popolazione. Sono prevalentemente i comuni localizzati nelle regioni del centro-sud a registrare i valori più elevati. Le realtà locali abruzzesi sono quelle con la maggior percentuale di popolazione
coniugata (51,1%), seguite da quelle umbre (51%), pugliesi (51%) e molisane (50,9%). Anche nei comuni marchigiani, lucani, toscani e piemontesi circa il 50% dei residenti risulta sposato. Nei territori locali del Trentino – Alto Adige, invece, si rileva il valore medio meno elevato (44,8%). Il 2% della popolazione in Italia è divorziata.
Nelle realtà locali delle regioni centro-settentrionali si registrano le percentuali più elevate, generalmente superiori alla media del paese. Nei comuni di Liguria e Valle d'Aosta si rileva la maggiore incidenza dipopolazione divorziata, con un indice rispettivamente pari al 3,5% e al 3,4%, quasi doppie rispetto al dato medio nazionale. Seguono i comuni del
Friuli-Venezia Giulia, del Piemonte e dell'Emilia-Romagna. All'opposto, icomuni con il minor numero di divorziati sono localizzati nelle regioni meridionali. In particolare nelle realtà locali lucane, calabresi e campane risiede in media meno di un divorziato ogni 100 abitanti. Per quel che riguarda l'indice di vedovanza,
l'innalzamento dell'età media dei residenti e la crescente percentuale di ultrasessantacinquenni, determinano l'elevato valore registrato mediamente nel paese (7,5%). Particolarmente significativo è il dato rilevato nei comuni della Liguria e del Friuli – Venezia Giulia, dove, ogni 100 abitanti oltre 9 hanno perso il coniuge. Le realtà comunali di Campania, Puglia, Sardegna e Trentino Alto-Adige registrano, all'opposto, l'indice di vedovanza più contenuto (mediamente pari a6,6%).