Le città medie, oltre a svolgere un importante ruolo di "decompressione" delle diseconomie agglomerative, ovvero delle criticità che spesso affliggono le città di più grandi dimensioni, riescono a rivestire un ruolo funzionale e strategico nell'ambito delle politiche di sviluppo nazionali ed europee. Il ruolo di tali enti è confermato anche da due recenti documenti prodotti nell'ambito del dibattito per il prossimo ciclo di programmazione comunitaria.
Nell'ambito dell'impegno rivolto alla tutela della biodiversità, l'Unione Europea ha previsto l'istituzione di particolari zone denominate "Siti d'Importanza Comunitaria" (SIC) e "Zone di Protezione Speciale" (ZPS). In entrambi i casi non si tratta di aree protette tradizionalmente intese, ma la loro istituzione rappresenta un importante contributo al mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.
Dopo meno di un anno dall'applicazione dell'IMU e a distanza di pochi mesi dal pagamento della nuova rata per il 2013, è oggi possibile analizzare la distribuzione territoriale degli incassi derivati dall'applicazione dell'imposta nel 2012, grazie alla pubblicazione da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze dei dati a livello comunale del gettito IMU 2012.
Gli incassi totali della recente imposta che ha riguardato i proprietari di immobili hanno superato i 23,7 miliardi di euro (valore comprensivo delle manovre comunali), pari ad un importo medio per versamento di 344 euro.
La specializzazione agricola, caratteristica della maggior parte dei comuni italiani, presenta al suo interno significative differenze a seconda dell'area geografica di riferimento. I dati raccolti dal Censimento dell'agricoltura sembrano confermare la grande diffusione del settore primario nelle amministrazioni del sud Italia, dove è localizzato il 60% delle aziende agricole italiane su un totale di 1.620.884.
Solo l'11,7% dei comuni italiani è amministrato da una donna, ovvero 939 degli 8.018 sindaci del Paese. Tale percentuale, ancora piuttosto contenuta, rispecchia la più generale bassa incidenza femminile nel mondo delle istituzioni e nel mercato del lavoro italiano.
A livello regionale, quasi tutti i comuni del nord registrano una partecipazione femminile superiore alla media nazionale; infatti, sono i comuni dell'Emilia-Romagna a detenere la percentuale più elevata (il 18,8% dei sindaci è donna), seguono i comuni lombardi (15,0%) che, in valori assoluti, registrano il numero più elevato di sindaci donna (230).